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Back Sei qui: Home Home   I personaggi di MCG BIANCA GUACCERO

BIANCA GUACCERO

3B

Sarà il suo anno. Mentre lo afferma, Bianca Guaccero non pensa all'oroscopo, ma a una singolare coincidenza che riguarda il numero 7. Come dirà più avanti, ad ogni giro di boa da lei identificato in quella cifra, è sempre successo qualcosa. Noi ci crediamo, convinti dalla sua voce calda e determinata. Intanto, l'attrice e conduttrice pugliese, che porta impressi nei lineamenti la bellezza e la sensualità della sua terra, sarà alla guida di Festival show, il festival itinerante dell'estate italiana, giunto alla 19° edizione. Bianca sarà insieme a Paolo Baruzzo, nella kermesse organizzata da Radio Birikina e Radio Bella & Monella.
I big della musica, chiamati sul palco da Bianca, si esibiranno l'8 luglio in Prato della Valle a Padova, il 13 luglio a Le Piramidi di Torri di Quartesolo (Vicenza), il 26 luglio all'Arenile Madonna dell'Angelo di Caorle (Venezia), il 2 agosto in Piazza Torino a Jesolo Lido (Venezia), il 9 agosto in Piazzale Zenith a Bibione (Venezia), il 21 agosto alla Beach Arena di Lignano Sabbiadoro (Udine), il 24 agosto in Piazza Ferretto a Mestre (Venezia) e il 1° settembre in Piazza Unità d'Italia a Trieste.
Sono tra le più belle località balneari del Nord Italia! Madrina di Festival Show, Maria Grazia Cucinotta. Un bel parterre, a cominciare dalla Guaccero.
MCG l'ha incontrata per voi.
Festival Show: è la prima volta per lei?
Sì, è un debutto e sono assolutamente felice di questo, perché il rapporto con la musica così come con il pubblico mi esalta. Mi entusiasma molto. Quando mi è stato proposto, non ho fatto fatica ad accettare. Avevo già dei precedenti. Ad esempio, 'Battiti live', un festival itinerante nel Sud.
La manifestazione parte l'8 luglio e già ci catapultiamo nell'estate. La stagione calda che cos'è, per lei?
Una musica, una vacanza, un gusto di gelato ...
Per me l'estate sono i vicoli del mio paese, Bitonto, i pomeriggi deserti, con il rumore delle cicale che senti fuori dalla finestra, oppure il panzerotto al forno, gustato sul lungomare. Un posto importante, nei luoghi della mia vita e della mia infanzia, lo occupa anche la montagna. Penso a Vipiteno, in Trentino.
Andiamo indietro... Ricorda la co-conduzione del 58° Festival di Sanremo, accanto a Pippo Baudo?
Come no! Ero molto giovane, avevo 27 anni, e quell'esperienza mi ha regalato e restituito un sogno che avevo da bambina, che è diventato reale. Essere giovane mi ha aiutata, al contrario di quello che si potrebbe pensare, perché quella dose di incoscienza mi ha spinto a vivere l'esperienza con genuinità. Sono sempre stata molto spontanea, e, al di là delle diatribe tipiche che ci sono sempre in una kermesse come Sanremo, io mi sono proprio divertita. Mi sono goduta i momenti, uno per uno, perché ne riconoscevo l'unicità. Sì, è un grande carrozzone, come dicono gli esperti, ma ne sono rimasta marchiata a fuoco. Mi ha insegnato che non bisogna mai prendersi troppo sul serio e a non pensare che, in quel momento, accade un evento così grosso. Sei sempre tu, anche dal palco dell'Ariston.
Giancarlo Giannini, Michele Placido e Raoul Bova, invece, li ha incontrati nella sua prima esperienza cinematografica. Che cosa ci può raccontare, a riguardo?
Si trattava del mio esordio come attrice, a 17 anni. Sono passata dai banchi di scuola al set, direttamente. Ho frequentato il Liceo scientifico, infatti sono una matematica come attitudine, e quell'opportunità ha avuto i caratteri di una favola. Eppoi, mi sta venendo una considerazione. Al festival avevo 27 anni, lì 17. Adesso ne ho 37. Ogni decennio, c'è un momento di svolta per me. Su quel treno su cui sono salita tanto tempo fa e non sono più scesa. A Sanremo ero all'apice di qualcosa di importante. Perciò adesso sento che ci dovrebbe essere un turning point, umano e professionale... Perché è stato sempre così. Vorrà dire che raggiungerò la completezza. Sì, sarà un anno fondamentale.
Lei ha un modo di esprimere se stessa, mentre recita, molto aperto e al tempo stesso profondo, viscerale. E questo arriva al pubblico. E' così, senza filtro, anche nella vita reale?
Sono così, ma non solo. Porto dentro grandi dosi di timidezza. La passionalità è forte, ed esce in modo prorompente, ma ero e sono un po' timida, e questo lo devo all'educazione rigida che ho ricevuto. Sono un po' castrata (ride), ma vengo fuori grazie ai personaggi che interpreto. In scena è venuta fuori la mia vera essenza. Nella vita reale faccio più fatica a farla emergere.
Ha mai subìto avances pesanti, di tipo sessuale, nel corso della carriera? E comunque, una donna giovane, bella e di talento, come può difendersi contro le molestie?
No, non ho mai subito avances di natura sessuale nella mia professione. Non ho mai nemmeno trovato persone pericolose. Per come sono fatta io, mi sono sempre detta che, semmai avessi incontrato uno del genere 'O vieni a letto con me o non lavori', io avrei preferito non lavorare. Anche perché, in caso contrario, un mio cedimento in quel senso sarebbe stato percepito come una macchia. A questo punto, non so se sono stata fortunata io, o se è stato il gioco delle parti. Vero è che una donna giovane e lavoratrice, in Italia, ha sempre a che fare con capoccioni maschi, però dal canto mio non ho trovato persone psicopatiche. Penso, infatti, che un uomo che minaccia una donna in virtù del proprio potere sia un uomo piccolo piccolo.
Attrice, presentatrice... Quale dimensione sente più sua?
Io ho un problema. Artisticamente, non riesco a dirle cosa preferisco, perché mi piace tutto. Ragionando in maniera integralista, come cioè fa una buona fetta di cinematografari in questo Paese, diventa difficile conciliare i vari mondi. Io invece sono molto aperta. Tutto ciò che mi fa rendere felice, che sia racchiuso nell'intrattenimento o in una parte drammatica, lo affronto e mi ci butto, se in quel momento mi corrisponde. Non mi pongo alcun tipo di barriera.
Da piccola, pensava alla famiglia o alla carriera?
Pensavo di più a realizzare un grande sogno. Quando avevo tre anni sentivo come una sorta di chiamata. Un qualcosa che dovevo condividere con gli altri. Sarà stata ambizione. Non so se è ascrivibile a un mio delirio di onnipotenza (ride), ma questa convinzione mi ha aiutato a spiccare il volo.
Se dovesse individuare nel suo percorso il momento in cui ha spiccato il volo, quale sarebbe?
I due, sopra menzionati. Con Pippo nazionale, alla televisione, e con il Giannini e Bova sul grande schermo, per Terra bruciata (1999).
Il dolore provato nella vita incide, e se sì, quanto, nella recitazione?
In realtà, si può dire che una cosa tiri l'altra. Per me il dolore è una grande fonte di ispirazione. Ti apre molti canali nella vita e ti fa diventare consapevole di tante cose. Riesci a raccontare di più, quando sei su un palcoscenico. E, d'altro canto, a volte la recitazione aiuta a esprimere un dolore che potrebbe diventare autodistruttivo. Come l'odio o la rabbia. Lo regali a quel personaggio e te ne liberi.
Ha un 'metodo', sia quando recita sia quando conduce?
Cerco di rimanere sempre in contatto con la mia sfera emotiva. Se non sei empatica col pubblico, se non ti racconti, allora non si crea nessun tipo di rapporto con nessuno. Quindi cerco di mettere sempre in campo le mie emozioni, e di farle fluire. Sul set, però, è più facile che nella vita.

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