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IL CONNUBIO PITTORICO DI CINZIA ZANELLINI

CINZIA ZANELLINI DAVANTI AD UN SUO DIPINTOLa sua opera Carlo Magno è stata selezionata per una mostra a Villa Reale a Monza. Ha partecipato a numerose fiere d'arte contemporanea come Arte Genova, Arte Cremona e Arte Piacenza con l'opera Niente è mai quel che sembra attraverso l'associazione no profit "Solo Arte Donna". E' stata presente con le sue opere a Italian Expo Berlino nel 2016. Selezionata tra ottocento partecipanti, con assegnazione di targa al merito dalla giuria alla Galleria Metropoli di Torino. Ha esposto al Palazzo Ducale di Revere, Reggia dei Gonzaga nella mostra collettiva Forma et Imago inaugurata alla presenza del Sindaco e della giunta comunale nell'estate del 2015. Selezionata alla Biennale di Genova con l'opera Sogno proibito. E' stata presente alla Fiera Internazionale d 'Arte di Verona. L'artista in questione è Cinzia Zanellini, nata a Mantova il 29 gennaio 1963, residente a Roncoferraro. Ispirata e posseduta dall'arte sin dall'infanzia si è diplomata in design per la moda, giungendo alla sua massima espressione artistica attraverso la pittura. L'ispirazione naturalistica proviene da vent'anni di carriera agonistica nel mondo dell'equitazione nazionale ed internazionale, da cui derivano i continui richiami simbolistici tra il mondo animale e l'essenza della figura umana. L'artista indaga l'esistenza simbiotica dell'essere umano e l'associazione uomo-animale, espressione assoluta di risultati dovuti al perfetto connubio e armonia. Il mondo animale associato all'uomo appartiene alla sua espressione artistica, e soltanto la danza classica può creare quell'armonia tra le due categorie. Cinzia Zanellini non suggerisce risposte, solo propone confronti e ricerca, quelli che hanno caratterizzato da sempre la sua crescita personale e il suo cammino artistico. Noi l'abbiamo incontrata e le abbiamo rivolto alcune domande:
Quale è la sua poetica artistica?
"La mia poetica artistica è contraddistinta dalla ricerca dell' armonia attraverso l'espressione del corpo in simbiosi con il mondo animale. A volte l'essere umano si incontra con l'animale che più lo rappresenta, come il cavallo, l'aquila, l'elefante, il gorilla e altri. A volte invece c'è proprio una metamorfosi della forma dove le specie si fondono, come nelle opere rafiguranti le Libellule, figure femminili con le ali".
Che tecnica utilizza e a quali artisti si ispira?
"Dipingo ad olio su tela e non mi identifico con nessun artista. Scelgo immagini femminili e animali che possano stare esteticamente bene nella composizione e che possano energeticamente o spiritualmente comunicare tra di loro, poi li disegno sulla tela e li dipingo. Ritengo di seguire solo il mio istinto".
Quali soddisfazioni ha avuto nell'ambiente artistico e quali le delusioni?
"Le più grandi soddisfazioni le ho ricevute dalle emozioni che hanno suscitato le mie opere nelle persone durante le esposizioni. Le emozioni che provo nel dipingere mi trasportano in un mondo di bellezza e di amore per la natura e gli animali che adoro; vorrei attraverso la mia espressione artistica diffondere questi sentimenti a tutti gli appassionati dell'arte".
Cosa ne pensa di Mantova come città d'arte e promozione di artisti emergenti?
"Non saprei cosa dirle. Ho tenuto solo una mostra personale al Museo di Virgilio a Mantova, poi i miei interessi artistici mi hanno portato verso altre destinazioni". Per informazioni Cell: 335 5631015
email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

JANÁČEK, MIRABILE BOZZETTISTA PER BAMBINI

Rikadla, in ceco, sono le filastrocche per bambini, le fole che vengono da lontano e che parlano di boschi e di gnomi, di personaggi stralunati e di mostri nascosti nelle ombre della notte. Fiabe e racconti alla maniera di Schumann e di Satie. Ma nel mondo screziato di Leoš Janáček nulla è come sembra. O meglio: ciò che appare dischiude misteri arcani, verità sconcertanti, sguardi che come lame attraversano l'aria e stanano la verità crude. Le voci in questa mirabile galleria di bozzetti sono quelle del Collegium vocale di Gent, che Reinbert de Leeuw guida con impeccabile efficacia nel cogliere la più viva adesione alla vicenda cantata. A completare l'ascolto, pubblicato dall'etichetta Alpha, l'arrangiamento per ensemble da camera firmato dallo stesso de Leeuw alla Sonata 1.X.1905. Un respiro inedito per una voce dirompente e rauca, che al pianoforte chiedeva di scavare nella cordiera del dolore e di una appartata visionarietà.

BERLINER PHILARMONIKER E DUDAMEL, TRAME AD INCASTRO

Anziché sir Rattle, a condurre il mirabile vascello dei Berliner Philarmoniker a Verona, lo scorso 23 giugno, c'era Gustavo Dudamel. Guidata dal giovane direttore venezuelano, la compagine più blasonata di sempre ha aggiunto alla proverbiale opulenza del suo suono di matrice squisitamente tedesca la freschezza di un'inedita esuberanza. Una cifra che svettava soprattutto nei due capolavori di Čajkovskij su soggetto shakespeariano "La Tempesta" che con la sua tensione descrittiva arriva ad evocare la magica isola di Prospero e il mare che la circonda, e "Romeo e Giulietta", dal tema romantico tanto congeniale all'accesa sensibilità del compositore russo. Parti invertite nella seconda parte del programma, con le austere della monumentale Prima Sinfonia di Brahms, salutata da Hans von Bülow come la "decima di Beethoven", nel cui immenso alveo erano i Berliner a prendere per mano il conduttore nelle pieghe, a loro perfettamente note, di uno scampolo del loro mondo.

A PARMA, TEATRO IN FESTA PER LE NOZZE DI FIGARO FIRMATE DA MARTONE.

La chiave secondo Mario Martone per decodificare quel guazzabuglio di affetti, intrighi, bruschi capovolgimenti di registro e di sorti che è "Le Nozze di Figaro è tutto in due elementi: un tavolo e una balconata. Al Regio di Parma, lo scorso gennaio, Il Figaro di Simon Orfila scivolava fluido sul profilo di sagace cameriere del Conte e promesso sposo di Susanna, senza tuttavia esplorare appieno le corde emotive di un personaggio così complesso; per contro, la Susanna di Laura Giordano convinceva per ingenuità e leggerezza, non altrettanto per incisività e piglio. Applausi per la Contessa qui interpretata da una Eva Mei capace di bel fraseggio e del giusto lirismo culminante nel definitivo perdono finale, e per il Conte d'Almaviva di Roberto de Candia, corretto anche se con qualche segno caricaturale di troppo. Allo stesso modo, marcato nei tratti di ambiguo paggio era il Cherubino di Laura Polverelli, mentre grossolanamente sensuale era Marigona Qerkezi, Marcellina giustamente volgarotta e vocalmente efficace. Rifinito per precisione e nitore era infine lo squillante Basilio di Matteo Macchioni, contrappuntato dall'ombroso don Bartolo di Francesco Milanese. Applausi e Regio in festa, con il Direttore Generale Anna Maria Meo in palco, a condividere un successo da tutto esaurito.

I CAPRICCI DI FRANCESCA, GIOVANE DEA DEL VIOLINO

aperturaTra il magistero di Bach e le vertigini paganiniane, la raffinata "Bizzarra" firmata da Nicola Campogrande.
Dopo averla applaudita nello scrigno dell'Auditorium Arvedi di Cremona, lo scorso 8 febbraio eravamo tra il pubblico dell'Aula Magna del Verri di Lodi per il recital solistico di Francesca Dego, statuaria dea del violinismo emergente. E nell'ascolto che si rinnova, ritroviamo di volta in volta l'armatura smagliante di un'invidiabile strumentalità: appoggio, controllo dell'arco e quella imprescindibile freddezza che consente di governare senza sbavature le situazioni più impervie. Ne erano prova i dodici Capricci di Paganini, dall'ironico tredicesimo fino al grandioso, celeberrimo, ventiquattresimo con il suo tema variato. Nel loro condensato di spudorata sfida virtuosistica celata sotto un'amabile cantabilità, questi frammenti di pochi minuti l'uno svelavano, nelle brusche virate di una scrittura tutta nervi tesi, il temperamento di questa interprete, capace di affrontarli d'un fiato e senza batticuore, quasi come quotidiani esercizi alla sbarra, come rivela anche la recente incisione realizzata dalla giovane musicista lecchese per la Deutsche Grammophon.

GRANDE BALLO A MANTOVA. IN SCENA LO SCHIACCIANOCI …ED È MAGICA EMOZIONE

SchiaccianociIl 30 dicembre, al Teatro Sociale di Mantova, spazio al balletto con uno dei classici: "Lo Schiaccianoci". Amore, sogno e si uniscono in uno dei più affascinanti balletti della storia della danza classica. Le scenografie incantate del Ballet of Moscow e la vicenda pervasa da un'atmosfera fatata di festa, fanno di questa fiaba fatta di dolciumi, soldatini, albero di natale, fiocchi di neve, fiori che danzano, topi cattivi, prodigi, principe azzurro e fatina, un evento in grado di ammaliare i bambini e incanta i grandi. La conclusione è segnata dallo squisito Valzer dei Fiori, dopo il quale Clara si ritroverà nella sua poltrona con il suo schiaccianoci in grembo, felice di questo sogno di Natale.

AL PONCHIELLI L’ATTESO APPRODO DELL’OLANDESE ERRANTE

apertura gennaio 2014Da Cremona il suo vascello oscuro non era mai passato. "Der fliegende Holländer ordito da Roman Brogli – Sacher alla testa dei Pomeriggi Musicali e scolpito in ogni sua cifra dalla visionaria regia di Federico Grazzini aveva il dono dell'essenzialità e del volo visionario. In una stireria tutta mattoni a vista e lampade metalliche che Hopper non avrebbe disdegnato, Grazzini collocava la dolce Senta e il suo disperato desiderio di redimere amando. Fuori, erano la notte senza fine dell'ultimo scampolo di mondo. In questa desolata rena, la sagoma nera dell'Olandese maledetto usciva dal vapore delle tenebre. Qui avrebbe trovato l'altra faccia del mondo: l'esistenza terrena di chi non è perennemente costretto a fuggire, la guascona complicità dei marinai, la gretta concretezza di Daland, ma soprattutto l'amore di Senta. Cast di soli cavalli di razza: l'Olandese possente e doloroso di Thomas Hall, contrappuntato dalla Senta ardente di Elena Nebera. Applausi anche all'ammiccante Daland di Patrick Simper e all'Erik giustamente muscolare di Kor – Jan Dusseljee.

ANDREI PISAREV L’ARTE ZITTISCE L’ARTIFICIO

musicaUn quarto di secolo dopo, quando in un'edizione memorabile
del Concorso Busoni si era aggiudicato un
nobilissimo quarto Premio, è tornata in Italia la classe
di Andrei Pisarev, principe di minuzie e di incanti
senza artifici; prima nella sala da concerto en plein
air del Circolo Turati di Casalmaggiore, poi nello scrigno
dell'Auditorium Arvedi di Cremona, Pisarev ha
dispiegato il suo pianismo cartesiano, in equilibrio
tra anelito sinfonico ed analitica minuzia. Nel dialogo
immediatamente creato con la coraggiosa compagine
dei Mainzer guidati da Agnes Langer, ne usciva
un Concerto op. 11 di Chopin dalle tinte più lunari
che magmatiche, lasciato decantare nell'intimismo
di una visione interiorizzata, così lontana dalle temperature iperromantiche da ammiccare vagamente
ad umori mozartiani. E, cadeau fuori programma, il
battito d'ali impercettibile, sottilmente inquieto, del
celebre Valzer in do diesis minore op.64 n°2. Millimetrico
e visionario, perfetto acrobata, sulla verticale
sospesa tra slancio e indugio.

MANTOVA, TEATRO BIBIENA BEETHOVEN, CAJKOVSKIJ E…

DESTRA Gidon-Kremer-violinistIl 14 gennaio Gidon Kremer, maestro di violino con l'orchestra Kremerata Baltica presenterà un concerto con musiche di Piazzolla, Pushkarev e altri...

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IL FUOCO BAROCCO DI BACH SUL FESTIVAL DI BRESCIA E BERGAMO

apertura1"Fuoco barocco: da Bach a noi." L'edizione 2015 del Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo sarà dedicata alla straordinaria stagione della musica barocca. Sarà riletta in particolare la figura di Johann Sebastian Bach, il compositore che più di ogni altro ha determinato l'evoluzione della musica dal '700 ai giorni nostri. Dodici i concerti al Teatro Donizetti di Bergamo, dieci a Brescia nelle varie sedi del Festival, Teatro Grande in primis. L'apertura sarà affidata il 25 aprile al talento di Daniel Harding, pupillo di Claudio Abbado, per la seconda volta sul podio della Swedish Radio Symphony Orchestra dopo il meraviglioso Mahler del concerto inaugurale del 2011. In cartellone spicca inoltre la presenza di Riccardo Muti, che dirigerà l'Orchestra Cherubini, da lui fondata nel 2004, alla quale si unirà una selezione della Filarmonica del Festival, compagine che in questi giorni compie un anno di attività. Sotto la guida di Pier Carlo Orizio la stessa Filarmonica sarà impegnata l'8 e il 9 maggio con Daniil Trifonov, per il terzo anno consecutivo ospite, alle prese con il Quarto Concerto di Rachmaninov. Fra grandi ritorni, spicca l'irrinunciabile Grigory Sokolov, mentre tra le gemme da non perdere si segnala il debutto del magnifico Herbert Schuch.

CASALMAGGIORE FESTIVAL, EMOZIONI DA METTERE IN VALIGIA.

aperturaMentre riavvolge la pellicola delle sue tre dense settimane di musica, il Casalmaggiore International Festival non manca di lasciarsi alle spalle la consueta scia luminosa di esecuzioni, volti, incontri. Molti certamente torneranno, conquistati dall’Italia e dall’impagabile occasione di esibirsi ogni giorno di fronte ad un pubblico che sembra lievitare di anno in anno, a dispetto dell’imperdonabile silenzio della stampa locale; e andranno ad aggiungersi a quella schiera di habitués che ormai considerati amici di vecchia data. Di questi, alcuni hanno preso il volo verso una carriera internazionale: su tutti, l’astro di Pavel Kolesnikov, memorabile cesellatore di mondi geografici e interiori, vincitore lo scorso autunno del prestigioso Concorso Honens di Calgary. A contrappuntare la sua cifra visionaria e schiva ci ha pensato l’autentica rivelazione Georgy Tchaidze, di Kolesnikov compagno di studi e di destino per il comune trionfo all’Honens, conquistato nel 2009, subito salutato dal pubblico come un beniamino di cui seguire ogni esibizione.

IN PUNTA D’ARCHETTO, CREMONA DANZA E INCANTA IL MONDO

APERTURA 2Una danza in punta di archetto, nel cuore di un tasto antico che minaccia sonorità manierate e che invece spalanca sorprendenti quinte di un autentico teatro delle passioni. Una danza fatata, di pura radiosa ebbrezza, seducente nella luce diurna di una naturalezza che rende vano l'artificio. L'edizione 2015 del Festival Stradivari si è conclusa domenica 11 ottobre, al termine di tre settimane in cui Cremona è stata il centro del mondo. Dopo tanta vitalità, non poteva essere più dolce – e quindi più amaro – il congedo, affidato al violino di Isabelle Faust e dal fortepiano di Alexander Melnikov. Duo dalla complicità tale da smaterializzare l'elemento tecnico e polverizzarlo in schegge di pura essenza musicale. Ad attenderlo, era un Auditorium Arvedi in magnetico silenzio, nella quale acustica millimetrica ogni sussulto si fa suono. E le tinte di bosco, lignee e a tratti amabilmente ruvide di quel gioiello di liuteria cremonese , anziché togliere, amplificavano l'effetto plastico di frasi insinuanti. Il fortepiano di Melnikov era un velluto quasi tattile su cui increspare, inanellandoli a piacere, riccioli di acuta impertinenza.

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