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LA PIRAMIDE DELLA FELICITÀ

primavera-lago-maggioreAprile. L'inverno ha compiuto il suo corso e, come per magia, tornano quella luce speciale del sole e quella leggerezza dell'aria che annunciano l'arrivo della primavera. La prima sensazione che ci pervade (prima di rimettere la testa sui problemi, sui conti, sulle grane...) è quella di felicità. Una felicità istintiva, irrazionale, quella che si prova quando si è bambini e tutto ci sorride. Una sensazione che fa riflettere, soprattutto constatando come per strada, intorno a noi, nonostante la luce intensa di una splendida mattinata, ci siano tante facce inespressive. Volti assorti, a volte cupi, chini sul proprio smartphone a consultare chissà quali siti e problematiche. Dove vanno e cosa fanno tutte queste persone, tanti più giovani di noi, trentenni, quarantenni che dovrebbero alzarsi dal letto con la voglia di sbranare il mondo? Che cosa pensano, che cosa li preoccupa, che cosa li renderebbe soddisfatti? Per tentar di capire se esiste una formula della felicità si può riconsiderare la teoria della "piramide" dello psicologo statunitense di origini russe Abraham Maslow, che a metà del secolo scorso classificò i bisogni dell'uomo secondo una piramide di progressive necessità. Chi sta alla base della piramide vive nella pochezza e nell'insoddisfazione. Chi riesce a migliorare la propria condizione e riesce a costruire il proprio futuro e la propria personalità si ritrova via via sempre più in alto in questa piramide. Certamente vi è la consapevolezza che costruirsi una strada per essere felici non dipenda solo da sé e dal proprio atteggiamento positivo verso la vita, ma pure da eventi, talvolta casuali, che la vita la spianano o la rendono complicata. La cima della piramide la si raggiunge solo quando c'è una corrispondenza tra ciò che si è e si sarebbe voluto essere, e quindi come ci si vede allo specchio, sentendosi soddisfatti di sé, ovvero "felici". Questa teoria della piramide ci chiarirebbe perché viviamo in mezzo a una massa di imbronciati. In una società in cui seri problemi economici frustrano i propri sogni, in particolare quelli dei giovani, e ancor più seri problemi ambientali e di costume minacciano il proprio quieto vivere, anche la primavera più fantasmagorica ci può lasciare indifferenti. Ma è altresì vero che saper godere delle bellezze della natura, identiche per tutti i livelli della piramide, può essere una via per rendere la vita un poco, o tanto, addolcita.

I MIGLIORI PER QUALITÀ DELLA VITA . SIETE SICURI?

23.VERSALISLo dice il quotidiano economico giuridico-politico “ItaliaOggi”, che cura la più completa indagine sulla qualità della vita in Italia: Mantova è la città dove si vive meglio nel nostro Paese. Dopo il grande riconoscimento, e l’anno di grazia come Capitale della Cultura italiana del 2016, Mantova raggiunge un nuovo primato che la rende non solo una meta imperdibile per i turisti, ma anche una città dove vivere al meglio. Siamo certi che sia tutt’oro quel che riluce? Certamente la classifica di

ItaliaOggi tiene conto di innumerevoli fattori: servizi, reddito pro capite, occupazione, criminalità, salute.

Ma se si tenesse conto prioritariamente dell’ultima voce dell’elenco, la salute, che in fin dei conti è ciò che più influenza la qualità della vita, Mantova meriterebbe questa privilegiata reputazione attribuitale dalla stampa? L’area industriale di Mantova è stata inserita dal governo nella lista dei «Siti inquinati di interesse nazionale», ovvero delle peggiori bombe ecologiche del nostro Paese, luoghi dove una bonifica profonda sarebbe necessaria e urgente.

Ma anche qui come a Brindisi (Italsider), Portoscuso (polo industriale sardo di Portovesme) e Priolo (polo petrolchimico nel siracusano) poco o nulla si è fatto: perché non ci sono soldi e, soprattutto, nessuno li vuol spendere. La nostra “migliore qualità di vita” è abbinata ad uno dei più alti tassi di cancro nella popolazione italiana. Vien da chiedersi: “chissà come son messi gli altri!” Che il cancro sia riconducibile all’alimentazione ricca di grassi animali tipica delle popolazioni benestanti (quella mantovana lo è) è però una teoria ancor tutta da dimostrare.

E’ invece molto più convincente la teoria (in molti casi provata, vedi amianto ecc.) che gravissimi mali, non solo cancro, siano dovuti agli avvelenamenti ambientali che contaminano cibo, acqua e aria. Nel Mantovano stranamente non ci si sente così colpiti come attestano studi di elevata attendibilità. Finché non si annovera un caso drammatico in famiglia il problema pare non esistere. E’ un altro male, non fisico, degli italiani: sinché non si è colpiti in proprio da un problema grave non ci sensibilizza sui problemi altrui. Le cronache nazionali ci stanno riportando gli allarmanti dati che si registrano a Montichiari (Bs).

Meno gente sicuramente muore di ictus e infarto, ma più persone si ammalano di cancro. C’è una correlazione diretta con l’inquinamento e le discariche? «La letteratura scientifica – dice Michele Magoni responsabile dell’osservatorio epidemiologico dell’Asl– non stabilisce un rapporto diretto causa-effetto». Tuttavia, è lo stesso responsabile a sottolineare che i tumori, nel bresciano, sono il 12% in più della media nazionale negli uomini e il 6% in più nelle donne”. Tirate

voi le somme. 

Panem et circenses

CIRCENSES-2-OK"Panem et circenses " è una locuzione attribuita al poeta satirico latino Giovenale. La sua traduzione letterale è "pane e giochi circensi", da interpretare come "la gente l'hai in pugno se garantisci cibo e divertimenti". Giovenale amava descrivere l'ambiente in cui viveva, in un'epoca nella quale chi governava si assicurava il consenso popolare con elargizioni economiche (donazioni di frumento e altri alimenti) e con la concessione di svaghi (le corse dei cocchi trainati dai cavalli e le battaglie tra gladiatori che si svolgevano in immense arene quali erano il Circo Massimo e il Circo di Massenzio). Per estensione la locuzione è stata successivamente usata, soprattutto in funzione critica, per definire l'azione politica di singoli o gruppi di potere volta ad attrarre e mantenere il consenso popolare mediante distribuzione di doni e organizzazione di attività ludiche collettive. Con pari significato in Campania si usa, meno frequentemente, l'espressione "Feste, farina e forca" in uso nella Napoli del periodo borbonico, in cui a feste pubbliche e a distribuzioni di pane si accompagnava la pratica di numerose impiccagioni pubbliche, come dimostrazione di capacità del potere politico di assicurare il benessere e il mantenimento della legalità. L'espressione Panem et Circenses alludeva quindi ad un meccanismo di potere influentissimo sul popolo romano; era la formula del benessere popolare e quindi politico, un vero strumento in mano al potere per far cessare i malumori delle masse. Cosa c'entra tutto questo col giorno d'oggi, duemila anni dopo? C'entra, c'entra. In una società portata sull'orlo del collasso dalla persistente crisi economica, con una classe politica avente minimi consensi presso la popolazione, la formula cara agli antichi governanti Romani menzionata da Giovenale diventa di un'attualità sconcertante. Ma alla rovescia. Ai fini del consenso popolare si rivelerebbe tutt'oggi efficacissima la tattica di distribuire decine di chili di "frumento" e organizzare tornei ludici nelle arene, è una tattica che ha premiato ciecamente i politici del recente passato portando però alla rovina le casse dello Stato. Ora il problema è che di "frumento" da distribuire il governo proprio non ne ha più, e ottenere lo stesso effetto calmierante sulle folle potendo elargire ai cittadini solo più o meno convincenti promesse di moralità e morigeratezza nella gestione della res pubblica diventa per i politici neo insediatisi una coraggiosa scommessa. Impiegare i media per una divulgazione massiccia di distrazioni ed evasioni di ogni tipo destinate ad ogni categoria di utenti potrebbe non bastare. Dopo il festival del Campionato Mondiale di calcio per noi penoso, contare sugli stadi calcistici che da settembre in poi assicurano dibattiti e diatribe sportive che distraggono per buona parte dell'anno milioni di tifosi, occupati e disoccupati, potrebbe non bastare. Siamo tutti diventati economicamente più poveri, a volte sulla soglia dell'indigenza, e non più puerilmente indulgenti verso la classe politica una volta sazi di reality show Tv ben confezionati oppure di buoni piazzamenti in campionato della propria squadra del cuore. Auguriamoci realmente che le recenti votazioni europee possano aver favorito finalmente indicazioni e basi più solide per un futuro che oggi sa regalare solo incertezze e timori: di tempo da perdere non ce n'è proprio più.

NEL CAPPIO DEL CONSUMISMO

supermercato.donna Alcuni anni fa il terrore di una imminente crisi energetica innescò un asfissiante campagna votata al risparmio di materie prime, petrolio in primis, promuovendo le tecnologie più sofisticate per raggiungere tale scopo (impianti fotovoltaici, ecc.). Il petrolio a 150 dollari al barile (il barile è un'unità di misura, che per il greggio corrisponde a circa 140 kg), in prospettiva di raggiungere i 200 dollari secondo gli auspici di despoti e dittatori di noti Paesi produttori, pareva rappresentasse lo strangolamento dell'economia occidentale. Oggi il petrolio costa circa 30 dollari al barile, un quinto di quanto costava allora, e la stampa specializzata imputa a questo prezzo stracciato tutti i mali dell'economia stagnante. Risparmiamo parecchio per riscaldare la casa, risparmiamo di bolletta elettrica (le centrali funzionano a gas, che segue pari pari il prezzo del petrolio, quindi oggi a prezzo bassissimo), risparmiamo un sacco al distributore di benzina, e via dicendo, ma per l'Economia questo è un Male. Sì, perché i prodotti delle nostre industrie vengono acquistati prevalentemente dai Paesi emergenti, produttori di petrolio e materie prime, che impoveriti dai prezzi così bassi dei loro prodotti ora non guadagnano più, e non comprano più nulla. In poche parole le nostre industrie, per creare posti di lavoro e spingerci a consumare e dar slancio alle produzioni, devono sperare prima nei consumi delle enormi popolazioni dei paesi emergenti africani ed asiatici che ci vendono petrolio, gas, ferro, alluminio, e via dicendo. Insomma un cane che si morde la coda. Un chiaro quadro di come la vita sul Pianeta sia orchestrata dal consumismo avanzato, sul possesso di beni eccedenti quelli necessari ad una vita dignitosa, e questo sino a quando ci sarà materia "consumabile". Una corsa a chi venderà per primo a sette miliardi di persone il telefonino, lo scooter, l'auto, il forno a microonde, ecc., sperando che un consumismo trascini l'altro, per creare nuovo lavoro, nuove attività, nuova ricchezza. La pubblicità ci induce, tramite spot che trasmettono le immagini di esistenze perfette quanto irreali, a consumare sempre di più prodotti di cui non abbiamo alcun bisogno. Di più: essa non si limita a vendere prodotti, bensì propaganda sogni, modelli di vita (che attirano da noi milioni di extracomunitari!), da perseguire e imitare, pena un doloroso sentimento di inadeguatezza. Dal canto loro gli economisti ci assicurano che soltanto incrementando i consumi ricostruiremo un'economia sana e vincente. Intanto il nostro livello di consumi erode le riserve naturali del pianeta e mette probabilmente a rischio la vita sulla Terra entro la fine del nostro secolo. Se anche i Paesi in via di sviluppo adotteranno in futuro il nostro modello di consumo occidentale, non vi saranno materie prime accessibili per tutti, e il nostro sconsiderato consumismo aprirà scenari a dir poco inquietanti.

UN FUTURO IN BALIA DELLA FINANZA

foto-ECONOMIA-FINANZA-SOLDIChi avrebbe immaginato che il nuovo millennio, al posto di portare straordinarie soluzioni tecnologiche ai problemi dell'uomo europeo, ne avrebbe messo in ginocchio l'esistenza con subdoli intrighi di finanza?
E' un interrogativo attuale in ogni nazione del continente, con poche eccezioni, salvo non si ritenga normale rischiare il posto di lavoro da un giorno con l'altro, o vedere la rata mensile del mutuo aumentare oltre le proprie capacità, o vedere il figlio laureato da cinque anni in continua inutile ricerca di un'assunzione, e via dicendo.
Questo è il quadro di una società che è cresciuta economicamente in modo sano per buona parte del secolo scorso, salvo poi essere coinvolta pesantemente nei giochi bancari internazionali, che la globalizzazione ha esasperato e reso ancor più imprevedibili.
Che ne può sapere di " bolle speculative" un cittadino che si accinge a sottoscrivere un mutuo, o ad investire i propri risparmi in un prodotto finanziario, rischiando di ritrovarsi con una rata di mutuo inaffrontabile, o i risparmi dimezzati?
Meglio i vecchi tempi della gloriosa Banca Agricola Mantovana ( prima che finisse in pancia a Monte Paschi), in cui la clientela "semplice" poteva dormire sonni tranquilli con un mutuo fondiario a ragionevole tasso fisso, oppure ottenere un interesse proporzionato all'inflazione con un banale libretto al portatore.
Ma era destino che la spregiudicata finanza americana appestasse i nostri istituti di credito, in questo allegramente consenzienti e collaboranti, rendendo necessari salvataggi governativi ed altre acrobazie contabili, che hanno comunque lasciato le banche sì in vita, ma con bilanci inguardabili, in molti casi sul filo del rasoio. Difficile per esse, in queste condizioni, erogare credito se non supergarantito dal richiedente.
Le nostre aziende, già in difficoltà a causa di produzioni tremendamente concorrenziali provenienti dai paesi cosiddetti "emergenti", vedono così frustrate da ardui finanziamenti bancari (un tempo sin troppo facili da ottenere) le proprie strategie per reggere i mercati.
Le banche, un tempo motore di un'economia puntellata dal credito, oggi hanno così assunto il detestato ruolo di manovratrici di un'economia centellinata che si è abbattuta come un boomerang su esse stesse, rendendole pressoché indisponibili per la gente, se non a basso rischio, cioè difficilmente.
Il nostro mondo del lavoro, basato sul credito bancario cui potevano accedere sulla base della fiducia una miriade di piccole e medie aziende, è alle corde. E i "consumi" ristagnano. Di questi un esempio eclatante è l' edilizia, settore lavorativo trainante.
Abbiamo il potenziale acquirente di una casa che non ottiene il mutuo, ciò che impedisce all' imprenditore edile di vendere i propri appartamenti causandone la cessata attività con conseguenti licenziamenti di personale, che a loro volta aggravano ulteriormente la stasi di consumi mettendo in crisi altre aziende, causando altre perdite di posti di lavoro, e così via; una concatenazione perversa.
E' così per ogni settore produttivo, chi più chi meno; un autostrangolamento da cui non si sa come uscirne, e di cui a soffrirne sono come al solito le fasce sociali più deboli.
Come detto inizialmente un bel salto di civiltà all'indietro, che ineluttabilmente ci impoverirà economicamente (lo siamo già ora confrontando il potere d'acquisto del nostro stipendio con quello pre-euro), e chissà se la finanza, anima del terziario e del mondo futuro, trarrà da questi anni di crisi una lezione per un comportamento etico, tagliato sulle reali necessità dell'individuo. Difficile pensarlo, ma auguriamocelo.

LA COMETA OFFUSCATA

4d98d57c0c0077d55154b1bf5d56aef0-009-kUDE-U43130589106845VVE-593x443Corriere-Web-NazionaleCi stiamo preparando ad un Natale scolorito, offuscato dalle ombre di orrori inenarrabili, e anemizzato dalla paura. Il terrorismo islamico con le sue atrocità, non potendo colpire tutto il mondo occidentale fisicamente, è riuscito a farlo però psicologicamente. Se togliere la sicurezza e la serenità, e instaurare il dubbio, era l'obiettivo prioritario delle bombe umane dell' Isis, esso è stato centrato con un'efficacia disarmante. Quanto impiegheremo a riacquisire le nostre certezze e la nostra pace nelle loro massime espressioni? Per quanto tempo invece continueremo a sentirci sotto tiro, noi, i nostri cari, il nostro lavoro, i nostri interessi, il nostro futuro? Impossibile dare una risposta, ma tutto fa presagire che le tensioni permarranno, e a lungo; che la frequentazione dei luoghi e dei mezzi pubblici non avverrà più senza patemi d'animo. C'è la sensazione che qualcosa si sia rotto per sempre nella nostra naturalezza di vivere. Come siamo arrivati a ciò? Il mondo occidentale non è scevro di colpe. Se il terrorismo islamico è responsabile di barbarie inaudite, da anni esiste una barbarie "consentita": le responsabilità dell'Occidente sono pesanti e innegabili. Prima il colonialismo, con l'umiliazione di una grande civiltà, poi il prolungato appoggio a dittatori seguito più recentemente da interventi militari che non hanno solo rovesciato i tiranni, ma hanno smantellato gli Stati che si pretendeva di liberare generando anarchia e frammentazione politico-territoriale; l'integrazione solo apparente di comunità di vecchia e nuova immigrazione in realtà discriminate e ghettizzate economicamente e socialmente. Determinante sarebbe ora tentare una soluzione diplomatica per placare questo avvitamento di violenze. Se non sarà possibile, se ci si incanalerà in uno scontro ad oltranza, altre lugubri pagine di storia si susseguiranno a quelle appena vissute.
Come al solito sarà la politica economica mondiale a prevalere su falchi e colombe, su buonisti ed interventisti. Se vogliamo spezzare una spirale che minaccia di travolgerci tutti e ridurci tutti a un più basso livello di umanità e di civiltà, ci sarà molto lavoro da fare. Per noi e per loro. Ma ciascuno dovrà avere il coraggio di partire dal riconoscimento delle proprie colpe, delle proprie responsabilità.
Auguriamoci, per il bene delle generazioni future, affinché queste ultime possano godere di situazioni di pace ed armonie non solo natalizie, che possa verificarsi un miracolo di pace; che la cometa natalizia torni ad apparirci luminosa.

LA SCIMMIA NUDA

project-nim2Negli anni ’70 Desmond Morris, uno stimato zoologo inglese, divenne milionario scrivendo un best seller che si impose nelle librerie di tutto il mondo : “La scimmia nuda”.

Il libro, che suscitò infinite discussioni tra pensatori e scienziati, analizzava le caratteristiche dell’unica tra le 192 specie di Primati (scimmie) esistenti al mondo a non essere ricoperta dal pelo: l’uomo.

Al di là dei rigorosi contenuti scientifici del libro, che ne sostennero il successo, a fare scandalo fu la provocatoria disamina dell’ homo sapiens visto quale evoluto scimmione nudo. A scuotere i lettori fu, ed è tuttora, la forzata presa di coscienza di quanto l’umanità dopo decine di millenni non riesca a liberarsi completamente dai propri istinti primordiali meno nobili nello svolgimento della vita sociale.

Abbiamo raggiunto affascinanti traguardi tecnologici, musei e biblioteche traboccano di sublimi opere, istituzioni religiose e laiche hanno ispirato eroiche iniziative umanitarie, eppure individualmente siamo sempre incredibilmente vulnerabili nei nostri egoismi animali, nelle nostre pulsioni, che spesso vanno a minare il corretto rapportarsi con gli altri. La scimmia nuda non la ritroviamo solo nella criminalità violenta, nello squallido avvicendarsi sulle strade attorno ai fuochi notturni delle prostitute, nell’autolesionistico sollazzo procurato da una droga pesante, nella disonestà politica, e via dicendo; la scimmia nuda la ritroviamo nelle attività basate sul raggiro dei più deboli e dei più indifesi per il proprio miserabile tornaconto; la ritroviamo ogni qual volta c’è assenza di sensibilità verso la sensibilità altrui. Che il sopruso si compia in un quartiere malfamato o in uno splendido ufficio direzionale, nell’esercizio di uno sport o in un’aula parlamentare, nulla cambia. Sempre di scimmie nude si tratta.

Oggi siamo alle prese con i danni economici causati da una classe politica che ha agito in funzione dei propri consensi e non al servizio della gente; il malcostume politico che abbiamo tollerato in periodi economici di vacche grasse ora ci si è ritorto contro. Tutto ciò ci riporta ad una beffarda constatazione: rifiutiamo sdegnati un’ipotetica discendenza da mangiatori di banane, ma un milione di anni dopo, pur con aspetto esteriore più gentile di quanto non fosse quello di un australopiteco, siamo ben distanti dal garantire a tutti gli individui della comunità un’esistenza senza patemi d’animo, come almeno avveniva allora nella solidarietà del branco.

Marco Morelli

Il rovescio della medaglia del benessere

immigratiIl problema dell'immigrazione continuerà
a coinvolgerci per decenni. Che
si tratti di fuggiaschi da Paesi martoriati
dalla guerra oppure semplicemente
di persone attirate dal tenore di vita
occidentale, quindi in fuga solo dalla
miseria, attendiamoci che il fenomeno
si incrementi in modo costante.
Sull'argomento si è già detto e scritto
moltissimo.
MantovachiamaGarda molti mesi fa, in tempi non
sospetti, prima che esplodesse il caos che ormai
ha interessato tutta l'Europa non solo meridionale,aveva già espresso al riguardo alcune opinioni
nell'articolo "Quando eravamo noi a emigrare".
Parlando però di questi esodi, che al loro termine
risulteranno di proporzioni bibliche, si era lungi dal
prevedere la reazione altamente intollerante delle
popolazioni dei vari Paesi in cui si sta verificando
l'afflusso di tutte queste persone indigenti. A ridosso
dell'Europa esiste una cintura di stati africani e
mediorientali con popolazioni poverissime e in gran
parte ora esposte a traversie belliche di cui non si
vede una soluzione: complessivamente centinaia
di milioni di persone che vedono un futuro solo nella
"ricca" Europa. Come ha affermato anche Papa
Francesco nulla arresterà la loro ricerca di una vita migliore, non il mare, non i fili spinati. "Senza un
orizzonte di speranza e crescita", in Paesi come
l'Etiopia, l'Eritrea e l'Armenia, "non potrà arrestarsi
il flusso migratorio che vede figli e figlie di quella
regione mettersi in campo per giungere alla coste
del Mediterraneo, a rischio della vita". Proprio
Francesco ha rivolto un forte appello alla comunità
internazionale anche per la situazione in Medio
Oriente ove serve uno sforzo per eliminare quei "taciti
accordi per i quali la vita di migliaia di famiglie
- donne, uomini, bambini e anziani - sembra pesare
sulla bilancia degli interessi meno del petrolio".
Le vie migratorie sono già state tracciate, se
interrotte ne fioriranno altre. Sta iniziando, è
già iniziata, una vera e propria invasione, dagli
sviluppi futuri assolutamente imprevedibili, che
cambieranno indelebilmente il volto e il tessuto
sociale del nostro continente.
Sarà un duro esame per la nostra civiltà: incresciose
conflittualità già si registrano, contrasti che
nascono dal fatto che la gente italiana è stanca di
non sentirsi più a casa propria. Sono ahimè molti
gli extracomunitari, di passaggio oppure da anni
residenti nel nostro paese che, a differenza di tanti
loro connazionali, hanno purtroppo rifiutato, spesso
con arroganza, di integrarsi civilmente nel tessuto
sociale di chi ha dato loro ospitalità, scegliendo
di frequente una vita fatta di espedienti e delinquenza.
Serve indubbiamente più Stato, più fermezza,
più coscienza ma, non dimentichiamocelo,
anche più solidarietà verso chi cerca con umiltà e
onestà una nuova vita. Alcune organizzazioni non
governative chiedono la creazione di corridoi umanitari
sotto tutela delle Nazioni Unite e anche che
le ambasciate e i consolati europei possano, già in
Africa, avviare le procedure di riconoscimento dello
status di rifugiato. Le iniziative da intraprendere
che potrebbero aiutare a evitare il protrarsi di tragedie
sono da prendere, in fretta, senza tanti giochi
di potere. In gioco ci sono migliaia di vite umane.
Marco Morelli

Perchè dico che installare il fotovoltaico è un errore


IMPIANTI FOTOVMettiamo le cose subito in chiaro: io il fotovoltaico l'ho messo sul mio tetto. Dopo anni in cui ci hanno intasati il cervello col fatto che il mondo stà soffocando per colpa dell'inquinamento, dopo anni di immagini e notizie di ogni canale televisivo sulla plastica nel mare e dei pericoli atomici delle centrali elettriche, ci hanno fatto maturare la convinzione che, pur non avendo mai personalmente gettato un alcunché di plastica senza fare bene attenzione a dove la ponevamo, noi siamo colpevoli quanto gli altri che inquinano e quindi...ci tocca fare qualcosa per salvare Gea, la Terra. Anzi, siamo stati proprio quelli che si attribuiscono più sensibilità alla salute del pianeta, che ci facciamo prendere dalle fregole, di poter esibire a tutti il nostro tetto...lastricato di pannelli fotovoltaici. Che tu a vederli pensi che siano un prodotto industriali, scevro da preoccupazioni contadine ed invece è il massimo per sentirsi un coltivatore. Una volta in campagna si diceva che si era nelle mani del cielo e si intendeva che se non filava tutto bene lassù, non ci sarebbe stato raccolto. Con il fotovoltaico è la medesima cosa, ancor più si esprime col detto del seminatore:" Butta a terra e guarda in cielo", qui calza a pennello. Metti un prodotto vitreo industriale sul tetto e ti accorgi che cominci ad odiare la pioggia, la nebbia, le nuvole. Vorresti soffiare in cielo per mantenere un solco di azzurro in cui il sole possa baciare i tuoi pannelli. Così eccoci qui a fare un pò di conti dopo un anno di questa nostra impresa per cui tutti ti guardano come se avessero invidia di te che li hai voluti e potuti mettere..." Eh...io non ho il tetto a sud..." Ma stai fermo così! se sapevo avrei girato io il mio tetto vero l'ovest! Ah come ti invidio.
La prima cosa da fare è...anzi da non fare...non permettere a nessuno di venirti a parlare di quanto ti converrebbe mettere l'impianto sul tuo tetto. Sono dei pusher! nel loro preventivo la prima voce che ti sottopongono è l'annullamento della bolletta elettrica, quindi se pagavi 100 euro a bimestre sono 600 euro all'anno di guadagno, moltiplicato 20 anni = 12.000,00 euro di guadagno.Falso. Se monti una pompa di calore e ti fai il riscaldamento con l'elettricità, risparmi il pellet (o peggio il gas) guadagni un'altra barca di soldi. Falso! se tu avessi la macchina elettrica risparmieresti la benzina e la potresti ricaricare col tuo impianto.Falso! la tua macchina girerebbe di giorno e tu la ricaricheresti di notte e la corrente la paghi all'enel. Saresti nei guai davvero. Il tuo impianto, per quanto produca, lo fa comunque di giorno (se c'è il sole) e se tu di giorno accendi le luci, ammesso che tu stia a casa, o abiti in una grotta o sei fuso. Ma se il sole scarseggia e tu ti lavi i capelli, il tuo phon preleva corrente dalla rete e tu paghi eccome la bolletta e la paghi con tutta la corrente che consumi di sera, la notte e durante l'inverno, perché il tuo impianto, durante le giornate coperte, produce quel tanto che basta al funzionamento dei suoi contatori. Figuratevi il dramma del sottoscritto che prima pagava 100 euro a bimestre e che ora si è visto recapitare bollette da 165,00- 377,00 -533,00 - ogni mese!!! Mi hanno detto che c'era qualcosa che non andava, mi hanno sostituito il contatore, ho denunciato enel mercato libero al sindacato consumatori, ma intanto vediamo come andrà a finire.Il mio impianto é performante, produce anche con un filo di luce in cielo, la produzione é variata dai 500 kw nei mesi invernali agli 800 in quelli estivi. Una media di 600 kw mensili che io verso in rete. Tolti quelli che consumo io ( che ti vengono pagati dal Gse a 13 centesimi di euro) e l'1 % che non ti pagano perché é il contributo che tu versi perché per ripagare coloro che ti fanno i conteggi. Insomma se produci 500 kw di media mensili, e li versi in rete all'enel, loro ti pagano la corrente 21,00 centesimi al kw. 21X500 = 105,00 euro, meno quelli consumati da te che ti vengono pagati a 13,00 vai a finire sempre intorno ai 90/100 euro mensili.Se il tuo impianto produce (come il mio) 6,15kwh ti costa 21,000 euro che se hai pagato in contanti ti sei pagato in contanti tutta la corrente che avresti pagato in una vita, un pò alla volta e magari cogli interessi dei tuoi soldi depositati o investiti. Ma se come me, fai un prestito per mettere il fotovoltaico sul tuo tetto, paghi dai 270,00 ai 280,00 euri mensili per 10 anni, quindi 3.350,00 euro all'anno. quindi l'impianto ti verrà a costare 21,000 + 14 di interessi alle banche. Ai 280,00 mensili dovrai sottrarre i 100,00( arrotondo per comodità) che il Gse ti verserà dopo 3/4 mesi sul conto e finisci sempre per pagare 170/180 di tasca tua+ la bolletta che se tutto va bene sarà uguale a quanto pagavi prima o poco meno. In compenso tu garantisci all'enel il versamento della tua produzione per i prossimi 20 anni e allo stato l'introito (che é pari al costo della corrente) di tasse ed accise. Cioè abbiamo impedito al Governo di fare centrali di qualsiasi natura ed in cambio gli abbiamo dato i nostri tetti, i nostri soldi, le nostre preoccupazioni. Insomma un impianto fotovoltaico è un regalo personale che la tua famiglia fa allo Stato e all'Enel. Insomma i conti finali sono questi: tu paghi per dieci anni (e forse più) un impianto che ti ridà 100 euro per venti anni e si ripagherà solo alla fine. Perchè coloro che lo hanno messo non hanno mai detto una parola a nessuno? Perchè la figura del fesso non la vuole fare nessuno, perchè all'inizio gli incentivi erano più alti, perchè ognuno gode di quel "mal comune mezzo gaudio" e di quella stupido egoismo di lasciare che altri cadano nella trappola per sentirsi "normali". resta una ultima domanda:" Perchè al nord ci "sarebbero" dei Paesi che noi stimiamo più ecologici e moderni, dove il fotovoltaico è diffuso maggiormente? Una risposta potrebbe essere che i governi di quei paesi proteggono meno le multinazionali e un pò di più i cittadini? Una seconda risposta potrebbe essere che lì sono i governi e gli enti pubblici a mettere il fotovoltaico sulle strutture statali e di bene comune. Una terzapotrebbe essere che se il fotovoltaico fosse un affare per i cittadini, il governo italiano non l'avrebbe mai fatto installare sui tetti, ma li avrebbe espropriati, per metterli lui. Quest'ultima a me parrebbe la soluzione migliore: Il governo ti installa lui i pannelli, ti abbona la bolletta per vent'anni, come per pagarti l'uso del tetto ed intanto produce corrente da fonti rinnovabili senza inquinare. Se dovesse costruire una qualsiasi centrale il costo e l'impatto sarebbe sicuramente peggiore. Perchè non lo fa?

 

( tratto da Paperblog. Opinione di Fernando)

CRISTIANI, ISLAMICI O SEMPLICEMENTE ATEI ?

islam e cristoQuotidianamente nelle cronache radio-televisive udiamo, utilizzato talvolta a sproposito, il termine “islamico”. Di questo termine, come quando si parla di “cristiano-cattolico”, ci siamo fatti un’idea fortemente orientata a contenuti religiosi, e ciò condiziona la nostra interpretazione degli avvenimenti. Sì, perché tutto quanto è di estrazione religiosa occidentale ci appare lecito o quantomeno accettabile, mentre tutto quanto suona di “Islam” siamo subito orientati a giudicarlo un corpo estraneo nella nostra cultura, e negativo. Non nascondiamoci che sono veramente pochi i cittadini “buonisti” indotti dalla propria magnanimità ad accogliere a braccia aperte i praticanti dell’islamismo. Nella maggior parte della popolazione prevale diffidenza, indifferenza nel migliore dei casi. Il motivo, quando non sia giustificato dall’aspetto esteriore di questi neo-cittadini pervenuti da terre lontane (trascuratezza nell’abbigliamento, ritrosia comunicativa, educazione civica spesso carente secondo i parametri nostrani, ecc.) è dovuto in buona parte ad una sensazione di usurpazione del nostro territorio e di invasione di campo dei nostri costumi sociali, più che non a timore di atti delinquenziali, aspetto quest’ultimo comunque non trascurabile. Ma ad una obiettiva valutazione delle nostre correnti terminologie, dovremmo accorgerci come coi termini “islamico” o “cattolico” si voglia sottintendere l’estrazione socio-culturale di un individuo, più che non la sua matrice religiosa. E’ assodato che larga fascia degli immigrati nel nostro Paese dal nord-Africa o dal medio-oriente non è assolutamente praticante, come del resto è ormai religiosamente praticante solo una ristrettissima fascia della popolazione occidentale. Che senso ha quindi parlare di islamici e di cattolici riferendoci a laici spesso profondamente agnostici o atei? Proprio nessuno. Lasciamo quindi perdere i riferimenti religiosi. Se terroristi e guerrafondai fanno appello all’Islam per giustificare le proprie politiche ed i propri atti orripilanti, lo fanno alla stessa stregua della nefandezze che hanno macchiato la religione cristiana in altre epoche (Crociate, Inquisizioni, ecc.). Eccessi criminali originati da devianti interpretazioni di una religione fini a giustificare violenze a scopo politico-sociale. Attività belliche e atroci soprusi che non hanno nulla a che fare con le religioni medesime. Per cui , parlando di politica e cronache di guerra , per individuare i protagonisti sforziamoci di utilizzare aggettivi alternativi a quelli recanti connotati religiosi; saranno certamente più appropriati e scevri di ipocrite attribuzioni. 

 

Il matrimonio gay è legge in Francia

matrimonio«E ora che cosa facciamo?», si chiede in un comunicato ai fedeli della sua diocesi il vescovo di Metz Pierre Raffin. «I nostri governanti sono riusciti a imporre al nostro paese il "matrimonio per tutti", nonostante la maggioranza dei francesi fosse contraria (...). Ricordiamoci che ciò che è legale non è per forza anche morale. Ci possono infatti essere delle leggi che la nostra coscienza rifiuta di ritenere giuste, non solo perché sono contrarie alle nostre convinzioni religiose, ma perché sono contrarie a quella legge naturale che è iscritta nel cuore di tutti gli esseri umani».

TESTIMONIANZA. Il vescovo di Metz ricorda l'importanza, in situazioni simili, della testimonianza da parte dei cristiani: «La storia della Chiesa ci ricorda che i cristiani sono morti martiri per essersi rifiutati di obbedire alle leggi dello Stato che offendessero le loro convinzioni religiose (sacrifici agli idoli, mancato rispetto della domenica). Ci insegna anche che con la loro testimonianza silenziosa e la rettitudine dei comportamenti i cristiani hanno trasformato la società civile. (...) Non vergogniamoci quindi delle nostre convinzioni sulla famiglia e il matrimonio», perché queste mostrano la vera natura della famiglia e dell'uomo.

QUATTRO VERITÀ. Perché? Monsignor Raffin elenca quattro punti: «Primo. Tutte le persone umane hanno un sesso, maschio o femmina. E non in virtù di una decisione personale ma per nascita. (...) Secondo. La famiglia è fondata da un uomo e una donna che si amano e si impegnano in una relazione duratura assumendosi la responsabilità di crescere i figli che possono nascere dalla loro unione. Questa responsabilità non è solo di ordine privato: ha anche una dimensione sociale che le leggi dello Stato riconoscono, come anche la Francia aveva fatto fino ad ora (...). Terzo. Il figlio non è un diritto, è il frutto dell'amore tra un uomo e una donna. Per la sua crescita umana e spirituale il bambino ha bisogno di un padre e di una madre. Nessuna manipolazione tecnica potrà cancellare questa realtà fondamentale. Quarto. I genitori sono i primi educatori dei loro figli. Certo, devono essere sostenuti dalle istituzioni della Repubblica, ma queste non possono privare i genitori del loro diritto fondamentale di educare i propri figli».

RESISTENZA CONCRETA. Cosa è chiesto, dunque, ai cristiani francesi ora che la legge sul matrimonio gay è stata approvata? «Resistere a queste circostanze non significa essere violenti come gli zeloti al tempo di Gesù, ma avere la forza tranquilla dei beati, fondata sulla riflessione, il discernimento, la meditazione delle Scritture e la preghiera. I beati non fanno affidamento su quello che il mondo pensa, dice e fa. E non prendono per acquisito ciò che l'opinione comune considera una evidenza o una certezza ma si lasciano condurre dallo Spirito Santo verso la verità tutta intera».
Un concetto tutt'altro che astratto perché, conclude il vescovo, «questa resistenza che ha una dimensione politica dovrà presto o tardi incarnarsi in impegni concreti. Ma organizzarla non è un compito che spetta ai pastori della Chiesa».

 

 

 

UNA COMICA AUTO DENUNCIA

DOLCEVITA-kz4B-U10401571776010yED-428x240LaStampa.itA Davos, rinomata località montana Svizzera, da un certo numero di anni si svolge il WEF (World Economic Forum) Forum Economico Mondiale. Questa è un'istituzione che riunisce ogni anno i maggiori dirigenti politici ed economici mondiali, e ha come scopo "il miglioramento dello stato del mondo". I Grandi della terra vengono messi a confronto con giornalisti e accademici, e al termine del meeting vengono stilati dei rapporti di ricerca. Al centro del Forum ci sono ovviamente i temi dell'economia globale ma non solo, si parla anche di governance, sicurezza internazionale, ecologia planetaria e altri argomenti d'attualità. il Forum di Davos insomma è un incontro informale del potere globale, un'occasione in cui il punto centrale non sono solo le conferenze pubbliche, ma anche gli incontri a margine che avvengono rigorosamente in forma privata e a porte chiuse. Nell'edizione 2015, tenutasi lo scorso gennaio, l'intervento della massima personalità italiana, nell'occasione il nostro Ministro del Consiglio Matteo Renzi, è stato introdotto dalla proiezione di un suggestivo video realizzato dal nostro Ministero per lo Sviluppo con l'obiettivo di sfatare alcuni luoghi comuni legati all'italianità. Nel filmato, ben noto oggi al pubblico, la prima inquadratura è dedicata ad un paio di mani impolverate di bianco che il commento sovraimpresso «Pizza Makers?» (traducibile in Produttori di pizza?) lascerebbe presupporre appartenere ad un pizzaiolo, ma che, allargandosi il campo della ripresa, si scopre siano mani impolverate non di farina ma di gesso, impiegato da un architetto per la realizzazione del calco di una futuristica realizzazione ingegneristica, con l'apparizione della scritta «L'Italia è leader mondiale nella realizzazione di infrastrutture: mille in 90 Paesi». In modo simile, sempre con doppia interpretazione di immagini, i video susseguenti si soffermano su altri luoghi comuni nostrani: gli «italiani latin lover?», per evidenziare invece "le loro eccellenze nel settore manifatturiero d'alta gamma"; gli «italiani drogati di feste?», e invece "ricercatori ai primi posti nelle classifiche mondiali"; «italiani gesticolatori?» no, "campioni anche nelle tecnologie avanzate"; «italiani eterni bambini?», no, "partner in progetti aerospaziali"; «italiani fissati col cibo?», e invece "esportatori di 40 miliardi di euro nell'agroalimentare". Il tutto per portare alla conclusione che: «Quest'anno l'Italia mostrerà le sue eccellenze a più di 140 Paesi con l'Expo di Milano». Bene, una promozione veramente piacevole, ben realizzata e graffiante del Made in Italy, che nelle prossime settimane apparirà sugli schermi televisivi di mezzo mondo. Ma c'è un altro messaggio implicito racchiuso in questo video, che suona beffardamente come un autogoal, una clamorosa autodenuncia del mondo politico promotore del video stesso. Chi offusca l'immagine del genio italiano, chi frena e ostacola queste qualità che, nonostante la crisi imperante (in via di soluzione negli altri Stati dell'Unione Europea, ma non da noi), tengono ancora alta l'immagine dell'Italia che produce; chi tergiversa da decenni senza varare le indispensabili riforme? La risposta è semplice ed inequivocabile: una classe politica indegna, mirante esclusivamente a non perdere consensi e a mantenere i propri privilegi.

Stop alle pensioni d'oro

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Ogni italiano imparerà, prima o poi, a prendere confidenza con questo termine: "tasso di sostituzione".
E' l'importo della pensione che ciascuno di noi percepirà in rapporto all'ultimo stipendio (se dipendente) o reddito da lavoro (se professionista od autonomo) percepito o dichiarato.
Ci sono gestioni previdenziali, come quella dei "parasubordinati" (cioè gli attuali lavoratori a progetto, ex-CO.CO.CO. , e le partite IVA senza Albo) dove questo tasso è del 26-27%, cioè del tutto insufficiente anche a garantire la pura sopravvivenza materiale. Meglio stanno altre Gestioni previdenziali, ma comunque anch'esse vivono lo stesso problema: la drastica insufficienza della futura pensione. Ma come si è arrivati a questo?

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IO SONO PERCHE' NOI SIAMO

423-1359310Veloci si avvicinano le celebrazioni festive conclusive di un 2014 grigio, e quelle iniziali di un 2015 ricco di incognite. Una breve pausa condita di stereotipati festeggiamenti, poi la vita nel nuovo anno riprenderà i suoi soliti ritmi.
Riprenderanno i baciati dal benessere economico e familiare, sazi di regali e reduci da vacanze esotiche; e riprenderanno gli indigenti, i malati e le persone sole che vivranno la conclusione delle feste e del conformista obbligo al divertimento come una liberazione.
Per alcuni di noi il suggestivo passaggio da un anno all'altro alimenterà ancora un'ingenua speranza di rinnovamento e di rinascita; per molti altri, disillusi da antiche promesse e speranze infrante, il cambio d'anno si svolgerà nella più totale indifferenza. Comunque sia si ricomincerà.
Riapriranno le aziende nell'ormai quotidiana lotta per la sopravvivenza in una crisi che si trascina pesantemente. Riprenderà la vita scolastica. Riprenderà la ricerca di un posto di lavoro da parte dei disoccupati e la trepida attesa dei cassintegrati. Riprenderanno le rivendicazioni delle categorie più vulnerabili e trascurate. E riprenderanno imperterrite le schermaglie politiche dei governanti, sempre più fini a se stesse piuttosto che non al servizio dei cittadini.
Certamente le difficoltà economiche del paese stanno mettendo a dura prova gli equilibri sociali che si erano faticosamente raggiunti alla fine dello scorso millennio. Il moderato benessere di cui poteva godere l'italiano medio si è drasticamente ridimensionato, come se già non pesasse il severo taglio al potere d'acquisto degli stipendi causato dall'avvento dell'Euro.
Si riprenderà tutti insieme, ciascuno con le proprie speranze, ma non sempre nella consapevolezza di essere comunque tutti legati gli uni agli altri da un filo invisibile.
Molto spesso, chi gode di una situazione privilegiata e vive in un egoistico disinteresse nei confronti degli altri, nella propria cecità non capisce che la qualità della propria vita è legata alla qualità della vita altrui. Non solo moralmente, ma anche nelle cose spicciole di tutti i giorni.
Una massima Ubuntu, propria delle tribù africane di etnia Xhosa, che si focalizza sulla lealtà e sulle relazioni reciproche delle persone ed esorta a sostenersi e aiutarsi reciprocamente, a prendere coscienza non solo dei propri diritti, ma anche dei propri doveri è "I AM BECAUSE WE ARE" ovvero "IO SONO PERCHE' NOI SIAMO".
Chi è più "civile" tra noi e loro?
A tutti Buone Feste!

Francesco I «Sarà la primavera dopo il duro inverno»

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Intervista a Leonardo Boff, uno dei fondatori della Teologia della liberazione: «Questo Papa è il volto umile e aperto della Chiesa. Quella dei poveri, amica dei laici e del popolo. Il suo è il messaggio del terzo millennio» – Ha incontrato personalmente il cardinale Jorge Maria Bergoglio solo una volta negli anni ’70, durante un ritiro spirituale. Ma il brasiliano Leonardo Boff, tra i fondatori della Teologia della liberazione, ripone nel nuovo Papa molte speranze. Vede in lui il vento della «primavera» che scioglie il «freddo inverno della Chiesa».

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