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LA DONNA CHE SUSSURRAVA AI CAVALLI

 Il cavallo è simbolo di forza, bellezza e nobiltà, e pochi altri animali al mondo reggono il suo confronto in quanto a fascino. Protagonista e testimone dei più grandi eventi storici della civiltà umana, celebrato quindi abbondantemente nella mitologia e nell'arte, in quasi tutto il mondo vive oggi un'esistenza non più legata ad usuranti scopi utilitaristici ma votata ad iniziative ricreative. Lo troviamo protagonista di appassionanti imprese sportive negli ippodromi, o attrazione principe di spettacoli equestri, anche se il suo impiego quasi totale rimane quello tradizionale di cavalcatura in attività da tempo libero. Un uso molto recente del cavallo, basato sia sulla fortissima carica emotiva connessa al rapporto uomo-cavallo che a peculiari aspetti psicomotori connessi all'equitazione, è la cosiddetta ippoterapia, consistente nell'impiego del cavallo come strumento riabilitativo ed educativo. Parlo un po' di tutto questo con Sarah Conti, una vita fortemente influenzata dal rapporto con i cavalli, sua passione primaria. Nata in una fattoria di campagna del Bresciano, "imprintata" dai nonni sin dai primi anni di vita allo stretto contatto con gli animali, il suo precoce rapporto con la natura le ha permesso di sviluppare una sensibilità che, da "grande", l'ha progressivamente portata a maturare un approccio col cavallo che si discosta decisamente dall'atteggiamento conformistico e routinario con cui esso viene comunemente trattato.
Quali sono state le persone che hanno influenzato la tua crescita in questa passione?
Nessuna in particolare. E' una passiona nata nell'ambiente rurale in cui sono cresciuta, per la quale ero già fortemente predisposta geneticamente, che si è via via consolidata ed arricchita con la mia crescita. Da piccola accompagnavo in campagna mio nonno che aveva una cavallina di nome Irma, in groppa alla quale trascorrevo molto tempo, e lì si è innescato il mio legame col cavallo.
Cosa ti ha spinto a rapportarti coi cavalli in modo diverso da come siamo abituati a vedere?
Ai miei inizi, negli anni '80, i maneggi erano poco numerosi e la mia crescita è avvenuta da autodidatta, anche perché già allora trovavo inadeguata per l'indole del cavallo una vita strettamente scuderizzata non basata sulla sensibilità e sul dialogo che invece questo animale richiede per poter essere instaurato con lui un vero rapporto. Un cavallo tenuto in un maneggio trascorre tutto il suo tempo chiuso in un box, tranne una breve uscita quotidiana, col periodico saltuario utilizzo del proprietario. Fa una vita come quella di un detenuto che esce una volta al giorno dalla cella per l'ora d'aria; che vita è questa? Il cavallo ha bisogno invece di assecondare la sua indole che lo vorrebbe animale da branco in piena libertà, con strette relazioni sociali coi suoi simili. Qui a Roggia Baiona, nel centro ippico gestito da zia Ada e zia Monica, i miei cavalli sono totalmente liberi, senza alcuna limitazione, naturalmente disciplinati al corretto convivere con noi. In un maneggio non ti spiegano la biomeccanica e l'etologia del cavallo; per motivi commerciali non hanno il tempo, forse nemmeno le capacità, per istruire preventivamente un allievo sulla sensibilità e sul comportamento dell'animale con cui egli sta per rapportarsi; ti insegnano qualche esercizio fisico di preparazione, poi ti mettono su un cavallo e via. Viene così a mancare la cosa più importante, l'empatia con il cavallo, che viene considerato alla stregua di una moto, di un mezzo meccanico da prendere in affitto per un'ora e nulla più.
La vita di un cavallo in una struttura ippica commerciale non è quindi così serena?
Il cavallo è un animale di indole timorosa, che nonostante la sua domesticazione pluri-millenaria nel suo intimo continua a percepire l'uomo come un predatore, e quindi solo un rapporto rassicurante con quest'ultimo gli permette di tranquillizzarsi completamente. Quando un cavallo è sereno e rassicurato nei confronti di chi lo dovrà cavalcare, manterrà questo atteggiamento anche quando la persona l'avrà in sella. Questo risultato in un maneggio a pagamento è utopistico ottenerlo, perché richiede tempo e gradualità. I cavalli da maneggio frequentemente vengono domati in modo invasivo, con imboccature pesanti e forti pressioni psicologiche, appiattiti dal punto di vista reattivo per essere mansueti, e questo porta vari soggetti ad essere sottomessi sinché avvertono il polso forte del domatore, ma a manifestare ribellioni quando vengono montati da timidi cavalieri alle prime armi. Conseguentemente questi soggetti ritenuti inaffidabili vengono scartati e ceduti, passando di mano in mano nel tentativo di un recupero caratterialmente, che avviene, e non sempre, solo in mano ad esperti con percorsi lunghi e difficili. Purtroppo certe "forzature" a cui si sottopongono i cavalli funzionano al momento, ma poi si pagano amaramente più avanti.
A tuo avviso il dressaggio di cavalli impiegati per numeri circensi o spettacoli equestri è frutto di coercizioni o avviene con metodi ortodossi?
Ritengo che generalmente i sistemi per dressare questi soggetti siano dolci e pertinenti con la loro natura. Un cavallo non sereno interiormente non sarebbe in grado di svolgere con costanza e precisione un numero circense, per cui ritengo che in questi casi il dressaggio avvenga con modalità positive. Non mi piace invece la specialità olimpica del "dressage", in cui il cavallo è costretto a posture innaturali, per assumere le quali, ammesso che vengano impiegati mezzi legittimi, vi è pur sempre una certa coercizione.
Secondo te cosa pensa un cavallo di noi "umani"?
Che siamo dei predatori, antipatici, di cui essere guardinghi, che non permettono loro di svolgere la vita che vorrebbero. Per conquistare la loro fiducia, il loro trasporto emotivo, occorre diventare con l'opportuno dressaggio il loro leader, il loro capobranco, in quel caso si ha il loro rispetto. Un cavallo a pagamento da maneggio farà tutto quello che vorrete perché fortemente sottomesso per questo scopo, ma in cuor suo per lui non siete nessuno, vi tollererà e basta.
Come si coniuga la tua passione per la fotografia e per la videoripresa col mondo equestre?
Mio padre è fotografo e io stessa sono stata fotografa. La fotografia la considero un'arte e certi momenti con gli animali, non costruiti ma naturali, presentano spesso aspetti poetici ispiratori di scatti artistici. I video invece amo farli per mostrare quei momenti di intima familiarità che si riescono ad ottenere con un corretto rapporto uomo-cavallo. Per esempio Argo che viene in casa delicatamente a prendersi il solito biscottino mentre facciamo insieme colazione.
Il mantenimento di un cavallo richiede spese elevate?
Non direi. Dipende dalla sistemazione che si adotta. Un cavallo tenuto a casa può costare 100 euro al mese di mantenimento, costo che minimo triplica in un maneggio. Si arriva poi a costi elevati nei maneggi più lussuosi con strutture e trattamenti di alto livello. Ma un cavallo può costare di solo mantenimento l'equivalente di un cane di grossa taglia alimentato con prodotti commerciali. Vi sono poi delle spese periodiche per la ferratura. I miei cavalli non sono ferrati e queste spese non le ho. Rimane poi l'incognita di eventuali spese veterinarie, che però se tutto va bene non ci sono.
So che hai organizzato giornate a cavallo a tema. Come si è svolta questa esperienza?
Anni fa frequentando il maneggio Orsini vedevo le allieve più giovani che spesso erano annoiate, e mi accorgevo che erano incuriosite dagli scatti fotografici che effettuavo al cavallo che impiegavo. Così mi è venuta l'idea di proporre loro delle uscite a cavallo "a tema", idea che riscontrò subito entusiasmo. Così, in varie riprese, ho organizzato escursioni con i costumi più svariati, i temi via via affrontati sono stati intriganti, ad esempio "Angeli e Demoni", "Alloween", "Indiani del Far West" e altri ancora. Inutile dire che il lavoro di preparazione era piacevole ma anche molto impegnativo, si pensi solo al reperimento dei costumi, però ripagava gli sforzi. Un gioco nel gioco che le ragazzine trovavano molto coinvolgente, anche per i servizi fotografici che le ritraevano in queste situazioni. E nel contempo si godeva della compagnia dei cavalli.
Non sei unicamente appassionata di cavalli vero? Ti abbiamo vista all'opera anche con dei rapaci; cosa ci racconti in proposito?
Avevo conosciuto occasionalmente Mario Caffi, un noto appassionato inanellatore del Bresciano che opera in contatto con l'Istituto per la Fauna Selvatica. Mi chiese se volevo assisterlo in alcune delle sue sedute di lavoro, così accettai e mi venne rilasciata un'autorizzazione apposita per collaborare con lui nelle sue catture. A volte capitava di inanellare nidiacei e rimanevo colpita da piccoli che presumibilmente non sarebbero sopravvissuti alla vigoria dei fratelli, cosa frequente nei rapaci. Così talvolta mi venivano affidati nidiacei dati per spacciati che riuscivo a svezzare e a crescere fino ad involarsi e ad inserirsi in modo naturale dell'ambiente.
Qual è il tuo consiglio per una giovane ragazza che volesse accostarsi al mondo del cavallo?
Per rispondere devo tornare ad evidenziare la scuola di pensiero adottato qui a Roggia Baiona, nel centro ippico in cui sono adesso ed in cui ho trovato il mio traguardo. Qui Ada e Monica, con la loro nipote Stella, condividono la mia filosofia che so bene non sia quella praticata dai ragazzi che preferiscono i grandi centri ippici in cui imparano a stare su un cavallo senza però imparare nulla di altro. Ad una/un giovane che volesse avvicinarsi al mondo del cavallo consiglierei di recarsi in un centro in cui sviluppare inizialmente le basilari conoscenze etologiche e comportamentali del cavallo, tutto quel che gli fa bene e quel che gli fa male, prima di iniziare le lezioni in sella. Diversamente ai loro occhi il cavallo rimarrà sempre e solo un mezzo meccanico da guidare, e loro stessi dei "cavallari", abili solo nella gestione dell'animale ma senza anima. Quindi consiglierei di rivolgersi ad un centro in cui una persona competente e appassionata sappia trasmettere loro preventivamente queste conoscenze, che troveranno appassionanti. La mia crociata è quella di far capire al mondo che per approcciarsi con un animale occorre, come primo requisito, il rispetto,d77f6094-2192-4d71-b7fa-9ee4e5f4d348

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