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Back Sei qui: Home Home   L'opinione Panem et circenses

Panem et circenses

CIRCENSES-2-OK"Panem et circenses " è una locuzione attribuita al poeta satirico latino Giovenale. La sua traduzione letterale è "pane e giochi circensi", da interpretare come "la gente l'hai in pugno se garantisci cibo e divertimenti". Giovenale amava descrivere l'ambiente in cui viveva, in un'epoca nella quale chi governava si assicurava il consenso popolare con elargizioni economiche (donazioni di frumento e altri alimenti) e con la concessione di svaghi (le corse dei cocchi trainati dai cavalli e le battaglie tra gladiatori che si svolgevano in immense arene quali erano il Circo Massimo e il Circo di Massenzio). Per estensione la locuzione è stata successivamente usata, soprattutto in funzione critica, per definire l'azione politica di singoli o gruppi di potere volta ad attrarre e mantenere il consenso popolare mediante distribuzione di doni e organizzazione di attività ludiche collettive. Con pari significato in Campania si usa, meno frequentemente, l'espressione "Feste, farina e forca" in uso nella Napoli del periodo borbonico, in cui a feste pubbliche e a distribuzioni di pane si accompagnava la pratica di numerose impiccagioni pubbliche, come dimostrazione di capacità del potere politico di assicurare il benessere e il mantenimento della legalità. L'espressione Panem et Circenses alludeva quindi ad un meccanismo di potere influentissimo sul popolo romano; era la formula del benessere popolare e quindi politico, un vero strumento in mano al potere per far cessare i malumori delle masse. Cosa c'entra tutto questo col giorno d'oggi, duemila anni dopo? C'entra, c'entra. In una società portata sull'orlo del collasso dalla persistente crisi economica, con una classe politica avente minimi consensi presso la popolazione, la formula cara agli antichi governanti Romani menzionata da Giovenale diventa di un'attualità sconcertante. Ma alla rovescia. Ai fini del consenso popolare si rivelerebbe tutt'oggi efficacissima la tattica di distribuire decine di chili di "frumento" e organizzare tornei ludici nelle arene, è una tattica che ha premiato ciecamente i politici del recente passato portando però alla rovina le casse dello Stato. Ora il problema è che di "frumento" da distribuire il governo proprio non ne ha più, e ottenere lo stesso effetto calmierante sulle folle potendo elargire ai cittadini solo più o meno convincenti promesse di moralità e morigeratezza nella gestione della res pubblica diventa per i politici neo insediatisi una coraggiosa scommessa. Impiegare i media per una divulgazione massiccia di distrazioni ed evasioni di ogni tipo destinate ad ogni categoria di utenti potrebbe non bastare. Dopo il festival del Campionato Mondiale di calcio per noi penoso, contare sugli stadi calcistici che da settembre in poi assicurano dibattiti e diatribe sportive che distraggono per buona parte dell'anno milioni di tifosi, occupati e disoccupati, potrebbe non bastare. Siamo tutti diventati economicamente più poveri, a volte sulla soglia dell'indigenza, e non più puerilmente indulgenti verso la classe politica una volta sazi di reality show Tv ben confezionati oppure di buoni piazzamenti in campionato della propria squadra del cuore. Auguriamoci realmente che le recenti votazioni europee possano aver favorito finalmente indicazioni e basi più solide per un futuro che oggi sa regalare solo incertezze e timori: di tempo da perdere non ce n'è proprio più.

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