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Back Sei qui: Home Home   L'opinione UN FUTURO IN BALIA DELLA FINANZA

UN FUTURO IN BALIA DELLA FINANZA

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Chi avrebbe immaginato che il nuovo millennio, al posto di portare straordinarie soluzioni tecnologiche ai problemi dell'uomo europeo, ne avrebbe messo in ginocchio l'esistenza con subdoli intrighi di finanza?
E' un interrogativo attuale in ogni nazione del continente, con poche eccezioni, salvo non si ritenga normale rischiare il posto di lavoro da un giorno con l'altro, o vedere la rata mensile del mutuo aumentare oltre le proprie capacità, o vedere il figlio laureato da cinque anni in continua inutile ricerca di un'assunzione, e via dicendo.
Questo è il quadro di una società che è cresciuta economicamente in modo sano per buona parte del secolo scorso, salvo poi essere coinvolta pesantemente nei giochi bancari internazionali, che la globalizzazione ha esasperato e reso ancor più imprevedibili.
Che ne può sapere di " bolle speculative" un cittadino che si accinge a sottoscrivere un mutuo, o ad investire i propri risparmi in un prodotto finanziario, rischiando di ritrovarsi con una rata di mutuo inaffrontabile, o i risparmi dimezzati?
Meglio i vecchi tempi della gloriosa Banca Agricola Mantovana ( prima che finisse in pancia a Monte Paschi), in cui la clientela "semplice" poteva dormire sonni tranquilli con un mutuo fondiario a ragionevole tasso fisso, oppure ottenere un interesse proporzionato all'inflazione con un banale libretto al portatore.
Ma era destino che la spregiudicata finanza americana appestasse i nostri istituti di credito, in questo allegramente consenzienti e collaboranti, rendendo necessari salvataggi governativi ed altre acrobazie contabili, che hanno comunque lasciato le banche sì in vita, ma con bilanci inguardabili, in molti casi sul filo del rasoio. Difficile per esse, in queste condizioni, erogare credito se non supergarantito dal richiedente.
Le nostre aziende, già in difficoltà a causa di produzioni tremendamente concorrenziali provenienti dai paesi cosiddetti "emergenti", vedono così frustrate da ardui finanziamenti bancari (un tempo sin troppo facili da ottenere) le proprie strategie per reggere i mercati.
Le banche, un tempo motore di un'economia puntellata dal credito, oggi hanno così assunto il detestato ruolo di manovratrici di un'economia centellinata che si è abbattuta come un boomerang su esse stesse, rendendole pressoché indisponibili per la gente, se non a basso rischio, cioè difficilmente.
Il nostro mondo del lavoro, basato sul credito bancario cui potevano accedere sulla base della fiducia una miriade di piccole e medie aziende, è alle corde. E i "consumi" ristagnano. Di questi un esempio eclatante è l' edilizia, settore lavorativo trainante.
Abbiamo il potenziale acquirente di una casa che non ottiene il mutuo, ciò che impedisce all' imprenditore edile di vendere i propri appartamenti causandone la cessata attività con conseguenti licenziamenti di personale, che a loro volta aggravano ulteriormente la stasi di consumi mettendo in crisi altre aziende, causando altre perdite di posti di lavoro, e così via; una concatenazione perversa.
E' così per ogni settore produttivo, chi più chi meno; un autostrangolamento da cui non si sa come uscirne, e di cui a soffrirne sono come al solito le fasce sociali più deboli.
Come detto inizialmente un bel salto di civiltà all'indietro, che ineluttabilmente ci impoverirà economicamente (lo siamo già ora confrontando il potere d'acquisto del nostro stipendio con quello pre-euro), e chissà se la finanza, anima del terziario e del mondo futuro, trarrà da questi anni di crisi una lezione per un comportamento etico, tagliato sulle reali necessità dell'individuo. Difficile pensarlo, ma auguriamocelo.

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