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Intrattenimento

CASALMAGGIORE FESTIVAL, EMOZIONI DA METTERE IN VALIGIA.

aperturaMentre riavvolge la pellicola delle sue tre dense settimane di musica, il Casalmaggiore International Festival non manca di lasciarsi alle spalle la consueta scia luminosa di esecuzioni, volti, incontri. Molti certamente torneranno, conquistati dall’Italia e dall’impagabile occasione di esibirsi ogni giorno di fronte ad un pubblico che sembra lievitare di anno in anno, a dispetto dell’imperdonabile silenzio della stampa locale; e andranno ad aggiungersi a quella schiera di habitués che ormai considerati amici di vecchia data. Di questi, alcuni hanno preso il volo verso una carriera internazionale: su tutti, l’astro di Pavel Kolesnikov, memorabile cesellatore di mondi geografici e interiori, vincitore lo scorso autunno del prestigioso Concorso Honens di Calgary. A contrappuntare la sua cifra visionaria e schiva ci ha pensato l’autentica rivelazione Georgy Tchaidze, di Kolesnikov compagno di studi e di destino per il comune trionfo all’Honens, conquistato nel 2009, subito salutato dal pubblico come un beniamino di cui seguire ogni esibizione.

LA SCULTURA BIDIMENSIONALE DI FRANCA GHITTI

Una sessantina di opere per ripercorrere tutta la carriera di Franca Ghitti artista bresciana nata ad Erbanno nel 1932 e venuta a mancare nella città di Brescia all'età di ottant'anni. La sua prima antologica è stata organizzata in ambito svizzero e allestita nei suggestivi spazi del Museo d'arte di Mendrisio, così da creare un'interessante contrasto con i riferimenti dei lavori ghittiani, sempre in equilibrio tra rilettura e modernità. Il catalogo con la riproduzione di tutte le opere presenti nell'esposizione, vede saggi delle due curatrici Barbara Paltenghi Malacrida ed Elena Pontiggia, un testo relativo alle edizioni d'arte a cura di Maria Luisa Ardizzone e un ricco capitolo di apparati curati da Irene Cafarelli. L'esposizione dedicata ai lavori scultorei di questa grande artista mostra come sia stata sempre particolarmente attenta alla ricerca intorno alle testimonianze e ai repertori della cultura camuna. La mostra organizzata con il sostegno della Fondazione Archivio Franca Ghitti di Cellatica e allestita negli spazi più antichi del Museo d'arte Mendrisio, si avvale di alcune tra le opere più significative delle principali tappe del cammino artistico della Ghitti, a partire dalla produzione lignea, fortissimo legame con la propria terra, con i repertori rupestri della valle, e con le tradizioni artigianali camune. Questa sezione contempla opere delle serie delle Mappe, le Vicinie, i Tondi tempestati di chiodi che sembrano cicatrici, le Edicole, le Madie e il Bosco. Si prosegue con una selezione della produzione in ferro e acciaio, tra cui gli Alberi vela, le Meridiane che simboleggiano lo scorrere del tempo, la Pioggia e la Cascata posizionata nel chiostro del museo, nella quale l'artista non cambia le intenzioni portate avanti nella ricerca lignea, attuando un analogo recupero di reperti abbandonati nelle fucine per poi risaldarli in nuove sagome e nuove iconografie. Questa come altre sue opere rivelano il concetto di scultura, che cancella il volume e diventa una pagina di segni. Per lei la scultura è un "disegno nell'aria", una parete che non si discosta concettualmente dalla bidimensionalità.
Lei stessa individuava nelle sue opere l'assenza del tridimensionale, un senso plastico che si affida allo spazio piano e scarta il tutto tondo. Si potrebbe pensare che Franca Ghitti ha prediletto la scultura bidimensionale non solo perché prima di essere scultrice era pittrice, ed ha praticato a lungo anche l'incisione, ma soprattutto perché la sua opera ha in fondo un significato esistenziale.
Alle edizioni d'arte di cui alcune pubblicate con l'amico e celebre editore Vanni Scheiwiller, sarà invece dedicata una sezione a fine mostra. Come scrive la critica Elena Pontiggia:" L'opera di Franca Ghitti si rivela così un dizionario del non detto, un vocabolario di forme e idiomi perduti. Se Arturo Martini aveva definito la scultura una lingua morta, per Franca la scultura riporta in vita la lingua morta. Custodisce cioè le forme scomparse, e diventa un archivio di linguaggi. La scultura, insomma, non è l'espressione dell'io, ma il ritrovamento di espressioni dimenticate. Perché, come diceva l'artista stessa..non ho cercato la mia voce, ma tutte le voci."
L'esposizione resterà aperta al pubblico fino al 15 Luglio 2018 dal martedì al venerdì dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 17. Sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 18. Mostra da non perdere!franca-ghitti3

SEVERINI. L’EMOZIONE E LA REGOLA

Fino al 3 luglio 2016, presso Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo (Parma), la mostra, a cura di Daniela Fonti e Stefano Roffi, intende celebrare l'intera attività di Gino Severini raccontando non solo il periodo di adesione al Futurismo e al Cubismo ma abbracciando tutto il suo percorso: una perfetta parabola di protagonista del Novecento, attratto prima dalle rotture linguistiche dell'avanguardia e successivamente concentrato sulla ricerca di un equilibrio armonico, di ispirazione classica ma non vuotamente classicista. Circa cento opere, fra dipinti e lavori su carta di dimensioni importanti, fra cui alcuni studi preparatori che integrano significativamente la sequenza delle opere su tela o tavola. Sono ben venticinque le opere inedite, frutto di recenti scoperte, o mai esposte in Italia.

IL SECOLO BREVE. TESSERE DI ‘900

IL SECOLO BREVE. Tessere di 900È una mostra stimolante quella che Fondazione Matteucci per l'Arte Moderna propone, nella sua sede accanto al Lungomare di Viareggio fino al 5 novembre 2017. La mostra, curata da Susanna Ragioniere, propone una serie di testimonianze di rilievo assoluto del Secolo trascorso, tessere di un mosaico che, letto nella sua complessità, evidenzia un periodo artistico tra i più fecondi e creativamente tumultuosi dell'arte italiana. Dalle nature morte di Thayat, Balla, Severini e De Pisis nelle quali emerge il sentimento di classicità di cui sono pervase alle figure di Spadini e Campigli, il Novecento scorre con la sua struggente anima, così forte ed eterogenea. Non manca, infine, il paesaggio: le suggestive visioni di Rosai, Lloyd, Guidi e Paresce su tutti. È un viaggio, sottobraccio ai grandi... un percorso emozionale con Morandi, Guttuso, Viani, De Chirico, preludio a una modernità che ha portato l'Italia dell'arte nel mondo.

GINO SEVERINI. L’EMOZIONE E LA REGOLA

Fino al 3 luglio 2016, presso Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo (Parma), la mostra, a cura di Daniela Fonti e Stefano Roffi, intende celebrare l'intera attività di Gino Severini raccontando non solo il periodo di adesione al Futurismo e al Cubismo ma abbracciando tutto il suo percorso: una perfetta parabola di protagonista del Novecento, attratto prima dalle rotture linguistiche dell'avanguardia e successivamente concentrato sulla ricerca di un equilibrio armonico, di ispirazione classica ma non vuotamente classicista. Circa cento opere, fra dipinti e lavori su carta di dimensioni importanti, fra cui alcuni studi preparatori che integrano significativamente la sequenza delle opere su tela o tavola. Sono ben venticinque le opere inedite, frutto di recenti scoperte, o mai esposte in Italia.

JONAS BURGERT: SCANDAGLIODIPENDENZA AL MAMBO

Vale la pena di fare parecchi chilometri per vedere una mostra di pittura come quella allestita al Museo d'Arte Moderna di Bologna. Lotsucht / Scandagliodipendenza è il titolo della prima personale in Italia dell'artista tedesco Jonas Burgert, curata da Laura Carlini Fanfogna. In Italia le sue opere erano state esposte nella collettiva Hic et Nunc a Villa Manin di Passariano di Udine nel 2002, e nella bipersonale con il connazionale Christian Achenbach presso la Galleria Emilio Mazzoli di Modena nel 2011. Curioso però come quest'ultima mostra a Modena non figuri nell'elenco delle esposizioni dell'artista sul catalogo edito dal MAMbo. L'evento espositivo fa parte della sezione Polis della quinta edizione di ART CITY Bologna. Mai un titolo è stato così azzeccato per un'esposizione. Sono 37 dipinti ad olio su tela più una grafite di colossali dimensioni, creati nell'ultimo decennio dall'artista nato a Berlino nel 1969, visibili negli ampi spazi della Sala delle Ciminiere. Sono suddivisi per soggetti e dimensioni: una sala centrale per le opere scenografiche di dimensioni anche fino a 4 metri di altezza x 7 di lunghezza, una sala laterale per omaggiare l'immagine della donna, una sala in fondo per i ritratti più piccoli, in media 90x80 cm, e una quarta sala per composizioni con formati vari. Dipinti con trame intricate piene di personaggi in continuo movimento, all'interno di scenari in parte statici e grotteschi, in parte vorticosi e dinamici. Le tinte multicolor con picchi di tonalità fluorescenti contrastano con abiti o superfici a righe bianconere e decorazioni in stile carta da parati. I personaggi all'interno sembrano giocolieri, acrobati su trampoli che si trasformano in rami d'albero, mummie le cui fasce si svolgono diventando parti dell'arredo, naviganti in bilico su barche arenate all'interno di stanze deserte. Ispirati da una selezione accurata di scatti fotografici tra i più suggestivi, dei popoli e delle tradizioni di ogni parte del mondo: dai riti funebri degli Indù ai reportage dei festival orientali, dalle foto in bianconero dei detenuti nelle carceri di tutto il mondo, alle sfilate di moda di Parigi e Milano. Tutte queste foto e immagini si accumulano in una parte del suo studio a Berlino, sua città natale dove vive e lavora, e fungono da fonte ispiratrice. Tutto concorre al suo rituale immaginario che si affaccia al mondo reale come per magia. Con ogni composizione, con ogni singola pennellata, dipinge veri e propri scenari. Le sue opere raffigurano la sua visione della rappresentazione teatrale che costituisce l'esistenza umana, dell'inesauribile bisogno dell'uomo di dare un senso, una direzione e uno scopo alla propria vita.
Una rappresentazione teatrale dell'immaginazione, derivata dalla realtà, e modificata in corso d'opera, attraverso l'emozione del momento. E all'immaginazione dell'osservatore si rivolgono queste opere di enormi dimensioni che offrono spazio per la meditazione e l'introspezione personale, spazio all'invenzione e al pensiero, perchè ognuno di noi possa ritrovarsi ad analizzare la realtà delle cose con altri occhi e con più immaginazione. L'esposizione inaugurata il 25 Gennaio rimarrà aperta al pubblico fino al 17 aprile 2017 con i seguenti orari: martedì, mercoledì, domenica e festivi dalle ore 10 alle ore 18. giovedì, venerdì e sabato dalle ore 10 alle ore 19. Lunedì chiuso. Per info tel. 051 6496611.

A VERONA L'EVENTO DELL'ANNO PER LA BOXART GALLERY

FOTO DI PARTE DELLA MOSTRAGrazie alla tenacia e alla lungimiranza del suo fondatore Giorgio Gaburro, alla valida ed esperta collaboratrice Beatrice Benedetti, si celebrano "Dieci artisti per vent'anni di Boxart" che per l'occasione vedono lo spazio della galleria rinnovato da un accurato restauro. Una mostra-party intitolata "2x10" coinvolge 10 tra i nomi che hanno partecipato a questi anni di storia. L'evento aperto il 3 ottobre scorso resterà visibile fino al 31 gennaio 2016, coinvolgendo anche il periodo di partecipazione ad ArteFiera di Bologna. I protagonisti con due opere a testa nell'evento in sede sono: Emilio Isgrò, di cui il gallerista ricorda la creazione della serie La Costituzione Cancellata, che resterà una tra le opere memorabili dell'artista. Con Steve Sabella e Andrea Mastrovito sono tra prescelti dal 2013 per gli eventi organizzati da Boxart insieme ai maggiori musei italiani come la Galleria nazionale d'arte moderna, il Centro Internazionale di Fotografia "Scavi Scaligeri" di Verona e il Museo H.C. Andersen di Roma.
Dell' internazionale Mario Schifano, primo amore come scelta artistica di Giorgio Gaburro, presentano un capolavoro del 1988 di due metri per tre, intitolato Per bambini da 3 anni in su. Liu Bolin artista cinese scoperto da loro nel 2006 presenta in anteprima una serie di scatti inediti legati al nuovo progetto sull'immigrazione, ambientato tra Lampedusa, Catania e Porto Empedocle che si amplierà come percorso nel padiglione di ArteFiera a gennaio. Mauro Fiorese espone scatti inediti nei depositi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Tra i lavori di pittura i quadri di Marco Cingolani, artista che vanta la collaborazione più longeva della storia della galleria scaligera, al quale sono legati da un rapporto di affetto e stima reciproca. Di Andrea Facco è in mostra la "falsa" cartolina composta nel 2007 e spedita dalla Cina a Giorgio Gaburro eludendo i controlli postali cinesi. Il francobollo dipinto dall'artista commemora la rivoluzione di piazza Tien An Men dell'1989, riproducendo in miniatura la celebre immagine dello studente che sfida i carri armati. Sul fronte vi è la Pechino ufficiale, quella della piazza in cui si affaccia la città proibita, sgargiante nei colori rinnovati in vista dei Giochi Olimpici del 2008. Dei fratelli cinesi Gao Brothers è stata scelta una copia di una delle foto sequestrate definitivamente dalla dogana cinese per la prima personale italiana da Boxart il 7 luglio 2007. La mostra si fece in extremis con una seconda spedizione di opere, tra cui una scultura Miss Mao n°2 alta oltre due metri, inviata da Honk Kong, in modo da schivare le ispezioni. In mostra anche un'altissima stele in marmo di Carrara con l'impronta di uno dei loro scatti iconici: TV fable. Infine, del grande Hermann Nitsch, due tele nere, esposte in occasione della sua discussa retrospettiva palermitana. Tutti gli artisti, ad eccezione del compianto Mario Schifano, sono stati presenti all'evento d'inaugurazione.
Dice il gallerista Giorgio Gaburro: "In un momento di difficoltà generale ci sembrava importante investire in innovazione per il nostro cuore pulsante, ineludibile, che è e resta la galleria di via dei Mutilati 7 a Verona". Da non perdere quindi una visita in sede per conoscere le attuali innovazioni dell'arte contemporanea e i progetti più ambiziosi e geniali degli artisti in mostra. Info Tel. 045 8000176 www.boxartgallery.com

A TU PER TU CON CLARA MALLEGNI

CLARA MALLEGNI

CLARA MALLEGNI: UN'ARTISTA OLTRE OGNI TEMPO ED OGNI LINEA

Come definiresti Clara Mallegni?
"Una creativa a tutto tondo, che non segue mode ma si esprime con sempre nuove sperimentazioni ovvero con una lettura e interpretazione dei sentimenti e degli accadimenti quotidiani."
Come ti sei avvicinata all' arte?
"Mi sono avvicinata all'arte osservando le esposizioni artistiche dei tanti Maestri che frequentavano soprattutto Pietrasanta, a partire dalla fine degli anni 80."
Cosa e chi influenza la tua arte?
"Niente influenza la mia espressività artistica a parte i miei umori."
La tua è un'arte vissuta a tutto tondo...
"Sento di appartenere alla poetica di riferimento, ma non solo. La costante della mia ricerca, spazia dal figurativo all'estrazione con molti simboli costantemente presenti."
Le tue prossime mostre?
"Le mie prossime mostre? Impossibile un'elencazione; sono davvero tantissime. Ti dirò soltanto che dopo Sanremo, Francoforte, Pietrasanta, Torino...avrò una personale in Regione Toscana presso Palazzo Panciatichi, a Firenze titolata " Sogno di vedere nascere l'alba", presentata, anche in catalogo, da Lodovico Gierut, un grande critico d'arte generoso di consigli."
So dell'apprezzamento di tanti collezionisti, così come alcune opere sono state acquisite da Fondazioni ed Enti, ce n'è una in particolare in qualche spazio importante?
"Sono presente, tra l'altro, nel Museo Ugo Guidi di Forte dei Marmi; presso la Fondazione Versiliana; nella collezione dell'Ospedale Pediatrico Apuano di Massa, come in quella del Consolato Italiano a New York. Concludendo, tengo molto a sottolineare il mio inserimento nel Catalogo dell'Arte Moderna n 52 edito da Giorgio Mondadori.

La mantovana Bertoni fra Treviso e Firenze

arteIl grande artista italiano Giorgio De Chirico
disse: "Un artista non deve essere originale,
ma originario". Ossia lasciare nelle opere traccia delle
proprie origini, della terra natia, l'importanza del
dato antropologico e della provenienza, una sorta di
imprinting culturale riconoscibile. Rivelare la propria
provenienza attraverso l'elaborato artistico. Questo
fa con i suoi acquerelli l'artista mantovana Antonella
Bertoni. I suoi soggetti sono i paesaggi di campagna
della pianura padana con le cascine, i pioppi, i fossati
e le vie sterrate. Le rive del fiume Po e i laghi
di Mantova formati dal Mincio, emissario del lago di Garda. Le atmosfere della pianura trapelano da ogni
pennellata leggera e luminosa dell'artista che sembra
cogliere, con la trasparenza del colore diluito con
l'acqua, anche la bruma mattutina. Il tutto con un
disegno ben risolto nelle proporzioni e nella prospettiva,
tipico di una mano esperta e decisa, ma che
sa dispensare poesia in ogni tratto. E non mancano
nemmeno la brillantezza del colore, sebbene delicata
e timida, e il calore della luce che colpisce i soggetti
rendendoli tridimensionali e carichi di energia.
Quella stessa energia che si riversa attraverso l'arte
sui suoi dipinti con tutta la passione per la natura e
la vita! L'artista nata a Mantova e residente a San
Giorgio si è diplomata nel 1981 all'Istituto Statale
d'Arte della città virgiliana, nella sezione Architettura
e Arredamento. Cimentandosi con varie tecniche
pittoriche partendo dal gessetto, la tempera e l'olio,
approda all'acquerello in cui trova la delicatezza, la
trasparenza, la luminosità e la sensibilità a lei più
congeniali. In armonia con la propria espressione
pittorica ed emozionale. Il suo è un segno pulito, una
trama delicata sempre alla base dell'opera che viene
valorizzata, ora da morbidi trapassi coloristici, ora
da bagliori luminosi. Ma mai da tinte forti e violente,
perché Antonella Bertoni non vuole stupire o essere
invadente imponendosi con il colore. Vuole arrivare
pian piano a toccare le corde più profonde e sensibili
del nostro essere, mostrandoci che anche con la delicatezza
dell'immagine si arriva a colpire, restando
ancora più a lungo nell'anima dell'osservatore. In
questi ultimi anni ha esposto in mostre collettive e
personali portando alla visione del pubblico più svariato
da nord a centro Italia le vedute e le bellezze
della propria terra. Tra le esposizioni più importanti
la Personale presso la libreria Feltrinelli di Mantova
nel 2014. "Xmas art in Modena" alla villa del Club La Meridiana di Casinalbo di Formigine a dicembre
dello stesso anno. La partecipazione alla rassegna
nazionale d'arte Expo 2015 presso la Casa Museo
Sartori a Castel d'Ario di Mantova. "Paesaggi. Ambienti
e scenari" alla galleria Art-Expertise di Firenze
dall'11 al 21 maggio. Sempre a Firenze "Tendenze
contemporanee" mostra collettiva alla Merlino
Bottega d'Arte dal 24 maggio al 4 giugno 2015. E
ultima non per importanza ma per ordine di tempo:
"Significato e significante" mostra inaugurata il 26
luglio alla Elle galleria di Preganziol di Treviso, rimasta
in visione per tutto il mese di agosto fino al 4
settembre scorso. Di lei scrive il critico d'arte Siro
Perin: "Le opere di Antonella Bertoni sono frutto di
una ricerca temporale a ritroso in una dimensione
fortemente emozionale, componente fondamentale
per l'artista dell'arte e della vita".

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