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INTERVISTE SPECIALI: PUPI AVATI

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Il signor Diavolo è da pochissimo uscito in home video ed approdato nel palinsesto Sky.
Con questo film, Pupi Avati ha ritrovato la voglia di fare
cinema. E in questa intervista, realizzata prima del
corona virus, il regista bolognese ci parla dei suoi progetti, del suo cinema e di uno dei suoi lavori più riusciti, particolarmente apprezzato sia dalla critica che dal pubblico.
La capacità, come nessun altro, di raccontare la provincia e di "immergersi" nel passato.
Il ritorno a un genere che lui ha creato, il gotico rurale, e che ha dato vita a capolavori come "La casa dalle finestre che ridono" e "Zeder".
Gli attori, con i quali instaura sempre una grande intesa. E il ritrovare amici come Lino Capolicchio, Gianni Cavina e Alessandro Haber. Maestro Avati, i giudizi della critica sono stati unanimemente positivi...
"Sì è vero, ma sopratutto è stato il ritorno al cinema dopo un po' di anni di televisione, che mi
avevano dato soddisfazioni marginali. Perché
fare televisione, purtroppo, vuol dire produrre
qualcosa che viene anche apprezzato, però il
giorno dopo viene completamente rimosso. Il cinema
ha invece una permanenza di anni. Mi trovo
ad andare in giro e presentare il film, e ci sono
persone che vengono con i dvd di miei lavori di
quarant'anni fa. Questa differenza sostanziale
tra ciò che fai e che rimane e ciò che fai e che
invece viene completamente rimosso è determinante:
è stato bello ritornare a fare il cinema".
E il pubblico?
"Ha risposto bene, considerata anche l'uscita
scandalosamente collocata tra Ferragosto e il
Festival di Venezia: malgrado ciò, il film è stato visto
ed è stato recensito in modo molto caloroso.
Mi ha fatto tornare a fluire il sangue".
A cosa si dedicherà ora con queste ritrovate
energie?
"Stiamo cercando di realizzare un progetto ambiziosissimo
sulla vita di Dante, che abbiamo in
cantiere dal 2001. Siccome siamo a ridosso dei
700 anni dalla sua morte, sono convinto che...
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