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UN PIANO PER RILANCIARE IL BALDO

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«Il Monte Baldo è lasciato all'incuria e all'abbandono. Serve un confronto aperto e l'intervento immediato delle istituzioni competenti». A lanciare il grido d'allarme sulle condizioni in cui versa l'«Hortus Europae» sono i rappresentanti dei nove comprensori alpini che hanno inviato una lettera al presidente dell'Unione Montana Baldo Garda Maurizio Castellani, che è pure sindaco di San Zeno di Montagna, oltre che ai primi cittadini degli altri Comuni del territorio (Malcesine, Brenzone, Torri, Caprino, Costermano, Brentino Belluno, Ferrara di Monte Baldo, Rivoli e lo stesso San Zeno) e anche al presidente della funivia di Malcesine Piergiorgio Schena. Ma, sostengono, senza ottenere risposta a parte il primo cittadino rivolese. Secondo i rappresentanti dei comprensori montebaldini, per lo più cacciatori, la situazione del Baldo è al limite, anche se la caccia in questo caso, dicono, non c'entra La questione riguarda l'ambiente. «La nostra montagna ritenuta il giardino botanico d'Europa, con reali possibilità che possa essere riconosciuta quale Patrimonio dell'umanità da parte dell'Unesco, non può non essere al centro delle attenzioni delle istituzioni e non può essere abbandonata a se stessa», sottolineano nel documento inviato ai sindaci. Secondo i firmatari della lettera, negli ultimi dieci-quindici anni l'ambiente del Baldo si è profondamente trasformato, comprese la flora e la fauna, con la presenza sempre più massiccia di specie non autoctone. Diego Prandini, di Malcesine, e referente del gruppo, spiega nel dettaglio le richieste inviate agli amministratori assieme ai colleghi. «La manutenzione delle aree montane è al collasso. Spetterebbe ai Comuni occuparsene, che per primi dovrebbero intervenire. Invece non c'è alcuna programmazione». Secondo Prandini e i suoi colleghi le aree dedicate al pascolo continuano inesorabilmente a ridursi, con i relativi problemi per chi dedica la propria attività all'allevamento del bestiame, mentre il bosco incolto prende sempre più piede. I gestori delle malghe e gli allevatori, sostengono i referenti dei comprensori, rischiano di essere disincentivati, se non lo sono già, ad operare in quota. «Il problema è che ormai, abbastanza spesso, in montagna non vengono più creati i prodotti tipici che da sempre caratterizzano il nostro territorio», aggiunge Prandini. «E questo temo possa avere una ricaduta negativa anche dal punto di vista turistico». La ciliegina sulla torta è rappresentata poi dai cinghiali che, come noto, stanno devastando il territorio baldense, la sua biodiversità e il lavoro di agricoltori e allevatori. «L'ambiente del Baldo deve essere oggetto di attenzione. Servono interventi programmatici», insistono i comprensori che chiedono nello specifico il mantenimento dell'habitat originario del Baldo «nel rispetto dei rapporti tra prato, pascolo e terreno boscato. Bisogna adeguare le malghe per consentire la lavorazione dei prodotti tipici». E ancora: «Bisogna individuare ed effettuare una profonda manutenzione dei sentieri da trekking e per le mountain bike, oltre al recupero e il ripristino ambientale delle zone a pascolo abbandonate o danneggiate dai cinghiali, e sistemare la viabilità montana». Per una riqualificazione generale dell'area e un rilancio del turismo. In merito a ciò i comprensori hanno proposto di istituire un tavolo permanente di confronto di idee tra comprensori e istituzioni. «La nostra montagna e il suo ambiente», insistono, «devono diventare una priorità, con una seria programmazione di interventi». Castellani afferma che la questione è legittima e condivisa. «Anche a noi sta a cuore il Baldo e la sua salvaguardia», dice. «Ma per intervenire concretamente servono fondi e tempo, e non è facile, anche perché spesso la burocrazia non aiuta. Accolgo la richiesta dei comprensori e prossimamente potremo effettuare assieme agli altri Comuni un incontro per confrontarci su queste tematiche così importanti»

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