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GIULIA INNOCENZI AL PARMA ETICA FESTIVAL

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Nella cornice della quarta edizione del Parma Etica Festival, che si è svolto al parco Ex Eridania di Parma dal 9 all'11 giugno scorsi e dedicato alla sostenibilità ambientale e a tutto ciò che viene prodotto senza l'impiego di derivati di origine animale nel rispetto della vita a 360 gradi, abbiamo avuto il piacere di incontrare la giornalista e presentatrice tv Giulia Innocenzi, che era al festival per partecipare al talk tv "Sei quello che mangi". Nel suo libro-inchiesta di successo che denuncia gli allevamenti intensivi italiani ("Tritacarne", edito da Rizzoli) e con le relative inchieste-video trasmesse da Raidue in cui spiega come carne e formaggio made in Italy non siano così di eccellenza come ci raccontano, mostra cosa accade negli allevamenti intensivi. "Un viaggio che mi ha profondamente cambiata e che spero possa aprire gli occhi a molti". Oggi Giulia è vegana "in casa, ma quando sono in giro per lavoro – precisa lei- purtroppo la maggior parte delle volte non riesco, perchè in Italia non è semplice trovare delle alternative se si mangia spesso fuori".

Come ti è venuta l'idea di voler mostrare la realtà degli allevamenti?
A tutti nella vita capitano episodi che accendono qualcosa in noi, nel mio caso è partito tutto da una questione di salute. La mia vita frenetica di universitaria fuori sede mi portava a fare pasti scorretti. La mia cena modello? Carne in scatoletta con mais come contorno, se ero brava. Con il tempo sono iniziati ad arrivare i primi problemi, ero molto stressata: inizialmente mi è venuta l'alopecia e poi un'infezione al rene con cinque giorni di ospedale, proprio a Capodanno poi! Qui c'è qualcosa che non va mi sono detta, riprendiamo un attimo in mano la vita e cerchiamo di capire meglio. Ho preso in mano un libro che per me è stato il vaso di pandora: "Se niente importa" dello scrittore Jonathan Safran Foer sugli allevamenti intensivi in America. Per me è stata l'apertura di tutte le porte. La prima cosa è stata smettere immediatamente di mangiare la carne di pollo, avendo capito quale era la storia della loro esistenza negli allevamenti. Mi ha colpito quell'immagine famosa di "zuppa di feci", vasca in cui le carcasse di pollo galleggiano nella stessa acqua dove sono state macellate per aumentarne il peso, dando origine a proliferazioni di batteri. Questo in America.

E in Italia?
Mi sono detta "è impossibile che succeda da noi", con il nostro Made in Italy, con i migliori controlli veterinari al mondo. Ho cominciato a consultare internet e mi si è aperto un mondo. Da lì ho deciso che il mio lavoro giornalistico sarebbe stato solo su quello: un libro e un' inchiesta video in cui ho spiegato cosa accade negli allevamenti intensivi, dove le peggiori aberrazioni sono legali. Riuscire a mandare in onda tutte le 6 puntate di "Animali come noi" è stato già un successo. Questa operazione rivoluzionaria ha segnato un'apertura nella tv italiana. E' per questo che programmi di questo tipo non se ne vedono perché è già incredibile riuscire a realizzarli. E c'è urgenza di raccontare cose che non vengono raccontate.

Come è stata accolta questa tua idea dalle tv?
Tutte le tv mi hanno riso in faccia fondamentalmente, l'unica ad aprirmi la porta è stata la Rai, il servizio pubblico, come sarebbe giusto che fosse. Io però non immaginavo il potere degli inserzionisti e quindi della pubblicità: c'è un corto circuito incredibile che però ci fa capire perché certe cose non vanno in onda. Parliamo di un settore, quello zootecnico, e di miliardi di euro di fatturato l'anno (oltre 2miliardi di fatturato solo le due aziende più importanti): aziende zootecniche enormi che comprano la pubblicità, ancor prima che per convincere i consumatori a comprare i loro prodotti, per avere potere di censura preventivo. Ed è per questo che immagini di allevamenti intensivi le vediamo solo su internet. Io volevo parlare in tv a chi non aveva mai sentito parlare di allevamento intensivo. E purtroppo oggi ce ne sono ancora tanti che non sanno nulla, ma le cose negli ultimi anni stanno cambiando radicalmente e ci possono far ben sperare.

Quando poi sei scesa sul campo, ti sei scontrata con un'altra difficoltà grandissima che è stata quella di entrare negli allevamenti. Come hai fatto?
Ci sono persone speciali, gli investigatori di associazioni animaliste che con coraggio e nell'anonimato per portare avanti il loro lavoro, rischiano di andare in carcere o di farsi sparare dagli allevatori, che hanno il fucile in mano in alcuni casi per paura di furti di bestiame. Grazie a questi ragazzi siamo riusciti ad entrare: volevo mostrare il lavoro quotidiano in questi allevamenti. Troppo facile sarebbe stato chiamare l'allevatore per fissare un appuntamento. Volevo mostrare la realtà.

Cosa ti ha più colpita?
Le illegalità diffuse: maiali nelle loro feci, stipatissimi, malati, feriti, scrofe in gabbie minuscole, vedere le bufale bastonate alle zampe e molti bufalini (che non servono in zootecnia) lasciati morire di fame e di sete o annegati, macellati con stordimenti, tutto davanti a veterinari presenti e tutto illegale.
Quello che mi ha più colpito è che purtroppo denunci in tv: e quello che succede è che non succede niente. Ho mandato i carabinieri, fanno una sanzione, magari sequestrano l'allevamento, però dopo una settimana lo riaprono. Siamo andati a fare sit-in con gli attivisti di No Mattatoio e il dirigente della Asl ci ha detto che non può garantire se chi ha permesso abominio stia controllando o meno, c'è mancanza di organico. La cosa che mi sconvolge è che il macello ha riaperto dopo una settimana, tutto è rimasto uguale. Ingenuamente pensavo che con la denuncia tv si potessero fare minimi cambiamenti, purtroppo no.

Cosa si può fare?
Il cambiamento parte da noi. Ognuno di noi attraverso le proprie scelte al supermercato, scelte di vita e dei propri consumi può fare il cambiamento: da qui si può partire per arrivare a grandi cambiamenti. Grazie anche a parlamentari come Paolo Bernini che si stanno battendo per ottenere risultati anche nelle istituzioni.

Com'è cambiata la tua vita quando hai toccato con mano la realtà?
Innanzi tutto è cambiata a livello alimentare. A livello lavorativo prima parlavo coi politici ora parlo con gli animali fondamentalmente (sorride). Però ti cambia come sei tu nel mondo. Prima mangiavo e non mi rendevo conto. Nel momento in cui vedi, misuri con mano, non puoi rimanere indifferente. Per ognuno di noi è diverso. Chi ha vissuto con me questa avventura, mi riferisco all'operatore e al fonico, uno è diventato vegetariano, l'altro riduzionista. Tra i miei amici nessuno è diventato vegetariano ma tutti hanno cambiato le proprie abitudini alimentari. Io penso che il cambiamento sia obbligatorio, sono ottimista. Ci sarà, ma sarà graduale, non possiamo pretendere che arrivi subito, e per ognuno di noi è diverso in base a possibilità e sensibilità. Chi mi scrive e mi dice che, dopo aver visto la trasmissione o dopo aver letto il libro, non tocca più quel cibo e che è diventato vegano o vegetariano, mi regala la soddisfazione più grande: essere riuscita a portare un cambiamento concreto.

Perché portare a un cambiamento, a una presa di coscienza è stato anche lo scopo del Parma Etica Festival che promuove stili di vita sani per noi e per l'ambiente, senza prodotti di origine animale e crudeltà. Una quarta edizione che ha fatto registrare circa 12mila visitatori al giorno sempre più attenti e consapevoli per l'evento etico più grande d'Europa, che ha visto susseguirsi un fitto calendario di iniziative tra conferenze con ospiti internazionali, laboratori, spettacoli, bancarelle e tante attività per i bambini. Il tutto gratuito e nello spirito che si ritrova nelle parole ispiratrici di Martin Luther King: "We have a dream", perché tutto è possibile se si ha un sogno, il sogno di un mondo etico.

Come hai fatto a rimanere impassibile di fronte a persone che andavano contro alla realtà oggettiva dei fatti e al tuo sentire?
In tv non si aspetta altro che un vegano invasato, non aspettano altro che tu possa perdere le staffe. Nei tantissimi dibattiti con gli allevatori i momenti sono stati accesi, come puoi immaginare. Loro mi dicono che sono i primi a voler bene ai loro animali che sono anche fonte di reddito. Io quello che faccio è mettere sul piatto un dato incontrovertibile di fronte al quale nessuno mi ha ancora dato una risposta: se gli animali stanno così bene negli allevamenti italiani, fiore all'occhiello della produzione mondiale, come mi spiegate che oltre il 70 % degli antibiotici in commercio in Italia è destinato agli animali degli allevamenti? Come mi spiegate se siamo i migliori al mondo, che l'Italia è il terzo Paese in Europa per consumo di antibiotici, dopo Cipro e la Spagna, destinati agli animali d'allevamento? Nessuno ha una risposta. Ma la risposta è che gli antibiotici si danno agli animali che stanno male e negli allevamenti soprattutto intensivi, stanno malissimo: per le condizioni in cui vivono hanno bisogno di antibiotici. Loro dicono che abbiamo preso come esempio gli allevamenti peggiori. Però c'è il silenzio davanti a questo dato incontrovertibile.

Il titolo dell'incontro a Parma "Sei quello che mangi" di riflesso ci fa dire che siamo quello che facciamo anche. Com'è cambiata la tua professione dopo che ti sei mostrata come una persona che vuole togliere il velo davanti a questa realtà?

Nessuno ti verrà a chiedere di fare un'inchiesta sugli allevamenti intensivi. Devi imporla: ad esempio solo l'anticipazione della puntata sulle bufale ha avuto 2 milioni di visualizzazioni su internet.
Quello che abbiamo fatto con gli investigatori è stato violare la proprietà privata filmando di nascosto gli allevamenti intensivi. E' emerso anche il rapporto tra allevatore e animale. Per il mio lavoro ho preso spunto da quello che gli animalisti fanno da anni, costretti a muoversi in anonimato. Devo ringraziarli e ricordarli, perché senza di loro non sarebbe stato possibile fare queste investigazioni.

Progetti per il futuro?
Continuare con queste inchieste, diffonderle in diversi media. Anche il filone dell'ambiente è un'altra urgenza che vorrei affrontare, sempre riguardante l'Italia. Noi inquiniamo e l'industria zootecnica è una delle principali fonti di inquinamento.

L'augurio di Giulia è che il Parma Etica Festival sia esportabile in altre città italiane. Un festival davvero ricco di proposte nato dai volontari dell'associazione Parma Etica ASD (affiliata ACSI) che durante l'anno organizza corsi e conferenze per sostenersi.
www.parmaetica.com

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