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Back Sei qui: Home Attualità PIL O LA FELICITÀ IL VERO METRO DEL BENESSERE!

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PIL O LA FELICITÀ IL VERO METRO DEL BENESSERE!

FELIC

 

La Felicità. Una delle emozioni più belle, uno stato d'animo che tutti desiderano e rincorrono. Filosofi, maestri religiosi, poeti, intellettuali di ogni tempo hanno cercato di darne una definizione univoca. Jean-Jacques Rousseau diceva che "Tutti gli esseri umani vogliono essere felici; peraltro, per poter raggiungere una tale condizione, bisogna cominciare col capire che cosa s'intende per felicità". Il dizionario Garzanti la descrive come "lo stato d'animo positivo di chi ritiene soddisfatti i propri desideri". Secondo il fondatore della psicologia positiva, lo psicologo Martin Selingman, il 60 per cento della felicità è determinato dai nostri geni e dall'ambiente, il restante 40 per cento dipende da noi. Ma come facciamo a misurarla, se quasi non riusciamo a definirla? Senza dubbio tutti considerano il valore della felicità come requisito fondamentale dell'esistenza umana, e questo assunto ha spinto la società, e in particolar modo gli economisti e i capi di Stato, a porsi il problema del livello di felicità raggiunto dalle popolazioni dei vari Paesi del mondo. La felicità dei cittadini è considerata ai giorni nostri un importante obiettivo da perseguire da parte di chi governa. Nel 2009 David Cameron, leader del partito Conservatore britannico (poi Primo Ministro) dichiarò: "Dovremmo pensare non solo a ciò che è giusto fare per mettere i soldi in tasca ai cittadini, ma a cosa è giusto fare per mettere gioia nei loro cuori". A questo scopo, non bisogna, quindi, commettere l'errore di considerare il PIL di un Paese l'unico metro per valutare il suo benessere sociale: esso ci indica certamente la ricchezza monetaria di un territorio, ma non ci dice nulla su quanta felicità c'è tra i suoi abitanti. Pare che questo fosse anche il pensiero di Bob Kennedy che, nel celebre discorso alla Kansas University del 1968, disse che esso "misura tutto, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta". Quali possono essere, allora, gli indicatori della felicità umana? Il giornalista Luca De Biase, nel saggio L'economia della felicità afferma che "per troppo tempo gli uomini hanno pensato che la felicità dipendesse dal livello dei consumi e, per assicurarsene una fetta sempre maggiore, hanno dedicato al lavoro una quota sempre più alta del loro tempo. Così facendo hanno però finito col sacrificare le relazioni umane che costituiscono invece il principale generatore di felicità. Il risultato è che col tempo la quota di infelicità ha finito con l'assumere proporzioni intollerabili". Anche l'economista Stefano Bartolini sostiene lo stretto collegamento tra felicità e relazioni interpersonali: "se siamo infelici pur vivendo in Paesi ricchi, è perché abbiamo sacrificato al benessere materiale il tempo e il gusto per gli altri". Diversi gruppi di ricerca hanno lavorato per cercare di definire degli indicatori di felicità da utilizzare nelle analisi delle condizioni di diversi Paesi del mondo. Compito arduo, se consideriamo che la maggiore o minore felicità dell'individuo è sempre espressa in base a un suo personale parametro, che coincide solitamente con la soddisfazione dei suoi obiettivi. Bisogna, però, trovare standard che rendano possibile la comparazione tra le condizioni di vita di diverse persone in diversi Stati. Sono stati ideati diversi sistemi di misurazione, che portano quasi tutti a conclusioni diverse, visto che partono da presupposti diversi! Il primo a misurare la felicità fu, nel 1972, il sovrano del Bhutan, che al posto del PIL introdusse il FIL (Felicità Interna Lorda). Basato sul principio buddista che lo sviluppo materiale debba essere accompagnato da quello spirituale, il Fil ha 4 indici: lo sviluppo sostenibile, la promozione di valori culturali, la conservazione dell'ambiente naturale e lo sviluppo di pratiche di buon governo. L'Happy Planet Index è un progetto della New Economics Foundation di Londra e si basa sull'assunto che felicità è vivere a lungo in modo sostenibile. Occhio di riguardo, dunque, per le condizioni ambientali: i Paesi che sfruttano in maniera intensiva le proprie risorse sono quelli con maggiore povertà e disparità sociale. In tal modo i primi in classifica risultano essere Costa Rica, Vietnam e Colombia. Un altro sistema di misurazione è quello chiamato Hedonometer che per sapere se le persone sono felici monitora quello che dicono, analizzando le comunicazioni online (per ora Twitter) e attribuendo a ogni parola un "punteggio di felicità". Anche le Nazioni Unite hanno un'alta considerazione per questa emozione ...

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