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OLIO DEL GARDA, CHIESTO LO STATO DI CALAMITA'

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Si profila un'annata drammatica per l'olio d'oliva veronese e in particolare per quello del lago di Garda. NESSUN RACCOLTO. Il raccolto quest'anno, in sostanza, non ci sarà. Le ultime stime parlano di un calo di produzione che oscilla tra il 90 e il 95 per cento. I dati definitivi si sapranno solo a novembre, ma già oggi si può affermare che si tratta di un'ecatombe di olive. Tra le cause ci sono i cambiamenti climatici. Molti produttori, scoraggiati, lasceranno sulle piante quel poco che si è salvato, perché la spesa sarebbe più alta rispetto alla resa produttiva. LA PEGGIORE ANNATA. Il risultato finale è che si profila la peggiore annata che si ricordi a memoria d'uomo per uno dei comparti più importanti e caratteristici del territorio. La situazione è così tragica che il consorzio di tutela Olio Garda Dop ha chiesto lo stato di calamità naturale ai presidenti delle Regioni di Veneto e Lombardia, oltre a quello della Provincia autonoma di Trento. Lo stesso Consorzio guidato da Laura Turri si è attivato per richiedere alle autorità competenti di attivare adeguati strumenti di rimborso o di indennizzo per le imprese della filiera coinvolte. «Gli olivicoltori che con la loro attività contribuiscono al mantenimento del paesaggio gardesano, così importante per il turismo dell'area e così famoso all'estero, si troveranno nella situazione di aver sostenuto tutte le spese per la coltivazione senza alcuna remunerazione per la vendita del raccolto», spiega Laura Turri, presidente del Consorzio Olio Garda Dop. «È compito del consorzio dunque far sentire nelle sedi competenti la voce dei 474 soci che ne fanno parte». I DANNI. Secondo i primi calcoli realizzati da Confagricoltura Verona, inoltre, si stima che le perdite nella provincia possano superare i dieci milioni di euro, gran parte dei quali si concentrano proprio nel territorio gardesano, dove si ottiene il 65 per cento dell'olio prodotto certificato in Veneto. Oltre a quella che non a caso viene definita la «Riviera degli ulivi», che da Peschiera arriva fino a Malcesine, passando per l'entroterra gardesano, in seria difficoltà sono anche le altre produzioni veronesi, a partire da quella della Valpolicella e pure nell'Est veronese. La situazione è molto difficile anche nelle regioni vicine, sia sulla sponda bresciana del Garda e nell'area trentina. LA CAUSA PRINCIPALE. La principale causa del crollo verticale della produzione è nel cambiamento climatico attualmente in atto, con sbalzi di temperatura che danneggiano il prodotto. Lo scorso maggio è stato caratterizzato da un freddo anomalo accompagnato da piogge intense e frequenti. Subito dopo, a giugno, il caldo intenso ha bruciato i fiori degli olivi. Il vento e la grandine di quest'estate hanno fatto il resto facendo cadere a terra prima i germogli e poi le olive. Il colpo di grazia finale l'ha inflitto la mosca olearia, che in particolare nelle scorse settimane ha attaccato i pochi frutti rimasti sugli alberi. Il risultato è stata una produzione quasi azzerata, dopo una stagione passata, nel 2018, con volumi da record con 158 mila quintali nel Veronese. IL FUTURO. «Per far fronte a questa situazione difficile», continua Turri, «abbiamo richiesto alle autorità di controllo delle ulteriori verifiche per garantire la tutela del marchio Garda Dop. Per fronteggiare il cambiamento climatico e affrontare il futuro della olivicoltura del Garda, inoltre, è necessario mettere in atto un'attività di studio che coinvolga tutti i centri di ricerca, identificando le cause di quanto accaduto e individuando i rimedi atti a risolvere o mitigare i fenomeni avversi, nel caso in cui situazioni simili a quelle verificate quest'anno dovessero ripetersi», osserva la presidente del consorzio. «Ora è necessario unire le forze con altri enti per far sì che si prendano in considerazione misure adeguate per far fronte a questa annata così difficile», conclude Turri.

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