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BAMBINI VIVACI?

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Sempre più spesso si sente parlare dei disturbi da deficit di attenzione con iperattività (ADHD). Ne è affetta circa il 4% della popolazione in età pediatrica. La Dott.ssa Lodi Pasini Roberta, psicologa ad indirizzo clinico e neuropsicologico, ci aiuta a comprendere quali sono i segnali che genitori ed insegnanti possono cogliere per intervenire precocemente. Quando è possibile parlare di ADHD? A un bambino può essere riconosciuto questo disturbo solo dopo essere stato valutato da un équipe di professionisti che hanno concluso che i criteri indicati nei manuali diagnostici di riferimento (ICD-10 e DSM-IV) sono soddisfatti. Troppo spesso si tende ad attribuire etichette che rimandano inutilmente una patologia. Cosa può farci distinguere un bambino semplicemente vivace da un bambino con ADHD? Non vanno confusi. I bambini con questo disturbo nonostante il proprio impegno fanno fatica a prestare un'attenzione prolungata ad un compito anche considerato divertente, a curare i propri oggetti personali, ad autoregolare il proprio comportamento mostrando così agitazione motoria ed impulsività nelle risposte. Non sono né pigri né maleducati. Com'è possibile intervenire? I farmaci non solo l'unica alternativa. Molte terapie comportamentali aiutano questi bambini a diventare consapevoli delle difficoltà ed a trovare le adeguate strategie per far fronte ai problemi quotidiani. E' necessario, infatti, imparare a pensare prima di agire per prevedere le conseguenze delle proprie azioni, trovare dei metodi funzionali per poter ricaricare l'attenzione e scaricare tutta l'agitazione motoria accumulata. E' possibile guarire? Come per molti disturbi neuropsicologici dell'età evolutiva non si può parlare di definitiva guarigione. Tuttavia affrontando apposite terapie psicologiche è possibile compensare le difficoltà e condurre una vita, anche scolastica, serena

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