AREA RISERVATA

Login to your account

Username
Password *
Remember Me
Back Sei qui: Home Attualità IN DIFESA DELLA LEGITTIMA DIFESA

Attualità

IN DIFESA DELLA LEGITTIMA DIFESA

foto prima pagina

 

Nell'arco di dieci anni in Italia i furti in abitazione sono più che raddoppiati. Nello stesso periodo quelli nei negozi sono quasi quadruplicati. Nella sola Lombardia, una delle regioni più benestanti, si è passati dai 7.552 furti del 2004 ai 23.523 del 2013. Crisi economica mondiale, apertura di frontiere dell'est Europa prima, e immigrazione selvaggia di extracomunitari poi, hanno concorso certamente nell'innalzare il numero di cittadini (spesso illegittimi) indigenti, con l'inevitabile aumento degli espedienti per la sopravvivenza e della conseguente delinquenza.
Francamente giunti nel terzo millennio sospinti da un'aura entusiastica di intriganti conquiste tecnologiche, mai avremmo pensato di dover coesistere e convivere con forme eclatanti di criminalità, da Paesi del terzo mondo, operanti quasi impunemente in un'Italia ostaggio della propria legislazione inattuale.
Il tema della sicurezza è da anni costantemente presente nel dibattito italiano. E una delle domande più ricorrenti è semplicemente: "Ma io, in casa mia, ho il diritto di difendermi?" La risposta sconfortante è un "NI'".
Come risposta tecnica al quesito è da considerarsi illuminante quella data, durante la trasmissione Bianco e Nero di LA7 condotta da Luca Telese, dall'avvocato Giulia Bongiorno (noto difensore di VIP italiani nelle vicende più disparate, spesso presente nelle trasmissioni televisive quali "Porta a Porta" ecc.). Dice l'avv. Bongiorno: "Un'arma per difendersi da un'aggressione (furto) la si può usare solo ed esclusivamente se l'aggressore a sua volta brandisce un'arma e, soprattutto, solamente se questi sta per usarla". La legge italiana, infatti, prevede che si possa aprire il fuoco solo in caso di pericolo imminente. In caso contrario è contemplato il reato di eccesso di legittima difesa, e ci si trova inguaiati in un'accusa di omicidio colposo, col rischio di finire in carcere per svariati anni a seconda della vicenda, e comunque con la certezza di dover risarcire somme ingenti ai parenti della vittima. E su questi presupposti da anni si è ribellata larga parte dell'opinione pubblica, indignata dal dover remissivamente subire oltre ai danni pure l'avvilente e spaventosa beffa di non poter difendersi adeguatamente.
Prima del 2006, la materia era disciplinata dall'articolo 52 del codice penale, secondo cui non è punibile chi reagisce in una situazione di pericolo a patto che la difesa sia necessaria, attuale (il che esclude la circostanza per la quale un ladro, ad esempio, è già in fuga) e che sia proporzionale all'offesa. "Nel 2006 è subentrata la riforma – spiega nella rivista "Il Fatto Quotidiano" Alfonso Maria Stile, professore di diritto penale all'Università La Sapienza di Roma – che giungeva dopo un lungo dibattito in seguito a una serie di furti in ville e rapine violente che avevano spaventato l'opinione pubblica". Con la modifica all'articolo 52 si disciplinò il diritto all'autotutela di un domicilio privato, un negozio o un ufficio, autorizzando il ricorso a un'arma legittimamente detenuta per difendere "la propria o altrui incolumità" e "i beni propri o altrui". Però: "A condizione che il rapinatore non desista e che vi sia pericolo di aggressione", aggiunge il docente.
La modifica, in pratica, ha allargato le maglie della legittima difesa. Ha introdotto una forma di autotutela prima non prevista, rendendo la reazione 'proporzionata' in molte casistiche: il cittadino, con i dovuti paletti, può usare un'arma anche a difesa di un diritto patrimoniale.
Questa modifica fece gridare larghe frange politiche ad un 'ritorno al far west', ma i fatti dicono che non solo non vi sono stati gli eccessi tanto temuti, ma che il nocciolo della questione, la punibilità di chi reagisce irrazionalmente e impulsivamente ad un'aggressione, rimane irrisolto.
Come giudicano tale situazione i giuristi?
Secondo l'avv. Alfonso Maria Stile, professore emerito di diritto penale presso La Sapienza Università di Roma, avvocato penalista impegnato in noti casi di cronaca, il nostro sistema è piuttosto equilibrato. "Il giudice - egli sostiene - ha gli strumenti, in termini tecnici, per valutare tutte le situazioni". "Quando .....ABBONATI A MCG ONLINE OPPURE COMPRA LA TUA COPIA IN EDICOLA A SOLI € 1,90

LAST MINUTE

Natura e Ambiente