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Attualità

GIU' LE MANI DA SOFIA

 

Leucemia-nei-bambini BE' inutile dire che quando ricevi una diagnosi del genere vieni catapultato in un'altra dimensione e da quel momento la tua vita di prima non esiste più.
Abbiamo iniziato il protocollo ospedaliero previsto in questi casi. Cortisone per 12 giorni e poi, dopo il trapianto del catetere venoso centrale necessario alle future infusioni, anche la più pesante chemioterapia. Sofia ha risposto talmente bene al cortisone che ci hanno proposto di entrare in un gruppo randomizzato che prevedeva l'esclusione di due dosi di chemio nel primo blocco (i cicli sono in tutto 7). Noi abbiamo accettato. Avevo trovato, documentandomi, che se a livello morfologico risultano esserci nel midollo meno del 5% di blasti (cellule tumorali) la malattia si dice essere in remissione completa, ovvero non c'è più. In base a questo, quindi, Sofia non avrebbe avuto più la malattia già dopo 12gg di cortisone e 1 chemio perché dopo 15gg dalla diagnosi nel midollo risultavano lo 0,41% di blasti contro il 95% con cui era partita.
Purtroppo l'abbiamo realizzato solo dopo le tre settimane di chemio successive che hanno visto Sofia protagonista di una serie di gravi complicanze a catena portandola in pericolo di vita: alla seconda dose di chemioterapia ha rischiato un'invaginazione intestinale (anche se questa complicanza per i medici sembra sia all'ordine del giorno) e alla terza, eseguita subito dopo, che le si perforasse il colon (anche questa poteva essere una complicanza da chemio nella norma secondo i medici).
Scampato questo pericolo il primario avrebbe voluto riprendere la chemioterapia sottolineando che quello capitato alla bimba non fosse niente in confronto alla gravità della malattia che "aveva". Io, spaventata dagli effetti collaterali subiti, ho deciso di non permettere la ripresa del protocollo finché la bimba non fosse stata meglio e per fortuna sono rimasta su quella posizione perché dopo pochi giorni le è venuta la polmonite (a cui più di un bimbo in quello stato di difese bassissime non sopravvive) e poi un versamento pleurico con conseguente collasso del polmone che li ha visti costretti ad intervenire chirurgicamente con il rischio di contrarre una setticemia. Dopo l'intervento è stata intubata e messa nel reparto di terapia intensiva. In definitiva abbiamo rischiato di perdere nostra figlia non a causa della malattia bensì della terapia stessa. Nonostante tutto, Sofia aveva dei valori buoni. Non avendo mai assistito ad un caso del genere i medici si sono visti costretti, prima di proseguire, a consultarsi con i massimi esperti di oncoematologia pediatrica a livello nazionale. Hanno così deciso all'unanimità che quella chemio che avevano interrotto per forza di cose il 27/01/15, la bimba non l'avrebbe ripresa finché il polmone non si fosse sistemato a sufficienza per poter sopportare un altra botta. Eravamo andati ormai completamente fuori protocollo!
Sofia tornata a casa, e' rifiorita e dopo 20 giorni è voluta addirittura ritornare a scuola a tempo pieno sempre allegra e colma di energia fino a tarda serata nonostante tutto quello che aveva passato.
A quel punto, non essendoci più la malattia, abbiamo deciso di seguire un percorso preventivo, alla ricerca delle possibili cause, che ci ha messo in discussione su tutti i fronti: alimentazione, acqua, ambiente, schemi mentali, atteggiamento, spiritualità. Abbiamo pensato che se non cambi, tutto si ripete, quindi come nella vita, così anche nella malattia, si hanno recidive solo se si continuano a perseguire gli stessi errori. Avevo inoltre letto che la scienziata americana Mina Bissell, come altri suoi colleghi, sostiene che se modifichi l'ambiente intorno alla cellula malata, anche lei si modifica automaticamente, riallacciandomi così anche a quanto sostenuto persino dal Dott. Otto Warburg, premio Nobel della medicina 1931: la cellula tumorale prolifera in un ambiente acido. E come si fa a cambiare l' ambiente intorno alla cellula? Con l'alimentazione e i pensieri. Perché noi, oltre ad essere materia siamo anche energia, frequenza. E questo non è lo sciamano della porta accanto o il ciarlatano di turno a sostenerlo bensì la moderna fisica quantistica.
I valori di Sofia sono ulteriormente migliorati e I'esame del midollo effettuato a marzo 2015 è risultato completamente sgombro da cellule tumorali: 0,0%. Nonostante ciò i medici volevano riprendere il protocollo (perché la prassi prevede due anni di chemio perché la malattia e' subdola e potrebbe ritornare) cambiando i dosaggi per l'alta tossicità riconosciuta ma senza garantire le percentuali di "guarigione"di cui avevano parlato alla diagnosi...
... A quel punto ci siamo chiesti «Perché se la leucemia risulta non esserci più dobbiamo riprendere a fare un trattamento così invasivo solo a scopo preventivo, con tutta la tossicità e i rischi a cui potremmo nuovamente andare incontro e senza nessuna garanzia che la malattia in seguito non ritorni? Ci siamo rifiutati di farli infierire ulteriormente sulla nostra bimba. Ci avevano detto che sia il colon che il polmone sarebbero comunque rimasti il suo tallone di Achille e rischiare di massacrarla così solo a scopo cautelativo ci sembrava veramente troppo...
...Sofia stava bene e i suoi valori erano quelli di una bimba sana. Eravamo sicuri che rimetterla su un letto di ospedale in quel momento avrebbe voluto dire ammazzarla fisicamente e psicologicamente. Eravamo arrivati ad un punto...

PIL O LA FELICITÀ IL VERO METRO DEL BENESSERE!

 

FELICLa Felicità. Una delle emozioni più belle, uno stato d'animo che tutti desiderano e rincorrono. Filosofi, maestri religiosi, poeti, intellettuali di ogni tempo hanno cercato di darne una definizione univoca. Jean-Jacques Rousseau diceva che "Tutti gli esseri umani vogliono essere felici; peraltro, per poter raggiungere una tale condizione, bisogna cominciare col capire che cosa s'intende per felicità". Il dizionario Garzanti la descrive come "lo stato d'animo positivo di chi ritiene soddisfatti i propri desideri". Secondo il fondatore della psicologia positiva, lo psicologo Martin Selingman, il 60 per cento della felicità è determinato dai nostri geni e dall'ambiente, il restante 40 per cento dipende da noi. Ma come facciamo a misurarla, se quasi non riusciamo a definirla? Senza dubbio tutti considerano il valore della felicità come requisito fondamentale dell'esistenza umana, e questo assunto ha spinto la società, e in particolar modo gli economisti e i capi di Stato, a porsi il problema del livello di felicità raggiunto dalle popolazioni dei vari Paesi del mondo. La felicità dei cittadini è considerata ai giorni nostri un importante obiettivo da perseguire da parte di chi governa. Nel 2009 David Cameron, leader del partito Conservatore britannico (poi Primo Ministro) dichiarò: "Dovremmo pensare non solo a ciò che è giusto fare per mettere i soldi in tasca ai cittadini, ma a cosa è giusto fare per mettere gioia nei loro cuori". A questo scopo, non bisogna, quindi, commettere l'errore di considerare il PIL di un Paese l'unico metro per valutare il suo benessere sociale: esso ci indica certamente la ricchezza monetaria di un territorio, ma non ci dice nulla su quanta felicità c'è tra i suoi abitanti. Pare che questo fosse anche il pensiero di Bob Kennedy che, nel celebre discorso alla Kansas University del 1968, disse che esso "misura tutto, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta". Quali possono essere, allora, gli indicatori della felicità umana? Il giornalista Luca De Biase, nel saggio L'economia della felicità afferma che "per troppo tempo gli uomini hanno pensato che la felicità dipendesse dal livello dei consumi e, per assicurarsene una fetta sempre maggiore, hanno dedicato al lavoro una quota sempre più alta del loro tempo. Così facendo hanno però finito col sacrificare le relazioni umane che costituiscono invece il principale generatore di felicità. Il risultato è che col tempo la quota di infelicità ha finito con l'assumere proporzioni intollerabili". Anche l'economista Stefano Bartolini sostiene lo stretto collegamento tra felicità e relazioni interpersonali: "se siamo infelici pur vivendo in Paesi ricchi, è perché abbiamo sacrificato al benessere materiale il tempo e il gusto per gli altri". Diversi gruppi di ricerca hanno lavorato per cercare di definire degli indicatori di felicità da utilizzare nelle analisi delle condizioni di diversi Paesi del mondo. Compito arduo, se consideriamo che la maggiore o minore felicità dell'individuo è sempre espressa in base a un suo personale parametro, che coincide solitamente con la soddisfazione dei suoi obiettivi. Bisogna, però, trovare standard che rendano possibile la comparazione tra le condizioni di vita di diverse persone in diversi Stati. Sono stati ideati diversi sistemi di misurazione, che portano quasi tutti a conclusioni diverse, visto che partono da presupposti diversi! Il primo a misurare la felicità fu, nel 1972, il sovrano del Bhutan, che al posto del PIL introdusse il FIL (Felicità Interna Lorda). Basato sul principio buddista che lo sviluppo materiale debba essere accompagnato da quello spirituale, il Fil ha 4 indici: lo sviluppo sostenibile, la promozione di valori culturali, la conservazione dell'ambiente naturale e lo sviluppo di pratiche di buon governo. L'Happy Planet Index è un progetto della New Economics Foundation di Londra e si basa sull'assunto che felicità è vivere a lungo in modo sostenibile. Occhio di riguardo, dunque, per le condizioni ambientali: i Paesi che sfruttano in maniera intensiva le proprie risorse sono quelli con maggiore povertà e disparità sociale. In tal modo i primi in classifica risultano essere Costa Rica, Vietnam e Colombia. Un altro sistema di misurazione è quello chiamato Hedonometer che per sapere se le persone sono felici monitora quello che dicono, analizzando le comunicazioni online (per ora Twitter) e attribuendo a ogni parola un "punteggio di felicità". Anche le Nazioni Unite hanno un'alta considerazione per questa emozione ...

ANIMALISMO: SENTIMENTO, MODA E SPECULAZIONE

foto grande centraleDa qualche mese, con la presentazione del nuovo movimento guidato dall'onorevole forzista Brambilla, l'Animalismo è entrato di diritto a far parte delle "cose serie". Nell'ultimo decennio in Italia la sua presenza si è progressivamente intensificata, non tanto nella propria filosofia che vive una storicità ben maggiore, quanto nelle manifestazioni pratiche e nel fatturato del commercio che esso alimenta grazie al numero sempre maggiore di animali presenti nelle nostre case e al loro tenore di vita. Circa 250 Associazioni animaliste, di cui circa 150 riconosciute, sul territorio nazionale sommano tra loro centinaia di migliaia di iscritti, con milioni di simpatizzanti esterni. Ed il trend è fortemente rialzista. Ciò che porterà l'Italia animalista a raggiungere in tempi brevi i livelli delle nazioni più evolute in questa cultura. Ma da dove proviene questa evoluta sensibilità nostrana verso il mondo animale? Quali molle l'hanno fatta scattare? Chi si pone come trascinatore internazionale di questa filosofia? L'origine dell'animalismo è più remota di quanto non si pensi. Sebbene il rispetto per la vita animale sia insita in molte civiltà e in molti contesti tribali, il pensiero animalista, come espressione di alta sensibilità dell'animo umano, in cui il diritto al rispetto, alla libertà e alla vita vengono estesi dall'uomo agli animali, i riscontri più antichi si riscontrano in seno dell'antica cultura vedica indiana di 3500 anni fa. I Veda sono un'antichissima raccolta di testi sacri di popoli che colonizzarono in tempi remoti l'India settentrionale, costituenti la civiltà religiosa vedica: un insieme di dottrine e credenze religiose che va sotto il noto nome di Induismo. In questi testi si narra di Re santi che si preoccupavano della protezione dei bovini al fine di assicurare alla popolazione ogni benedizione dalle forze della Natura. In questo contesto era sacro l'amore per le mucche del Dio Krisna (Visnu), che affermava: "La carne degli animali è come la carne dei nostri figli". Le vacche sacre indiane intercalate nel traffico stradale sono state a lungo una delle immagini stereotipate dell'India. Sempre in India nel 322 a.C. venne pubblicato il primo libro di scienze politiche ed economiche in cui sono riportate le leggi che tutelano gli animali prevedendo severe punizioni per le crudeltà commesse nei loro riguardi, e intorno al 250 a.c.
furono costruiti dai buddisti i primi ospedali destinati agli animali ammalati o feriti. Ma veniamo al pensiero di alcune personalità di rilievo, che nei secoli sull'argomento animalista espressero una posizione significativa. Nei testi biblici importante è il pensiero di Ezechiele: "In quanto a voi, animali della terra, che avete sofferto a causa dell'uomo, verrà il giorno in cui preparerò una grande festa, un grande banchetto in cielo e voi gioirete alla presenza di Dio". Molto più tardi in Occidente la filosofia animalista iniziò con i filosofi greci antichi Pitagora, Plutarco e Democrito, seguiti dal filosofo agrigentino Empedocle e dal romano Seneca, che scrisse: "C'è un profondo legame tra uccidere animali e massacrare uomini in guerra. Nota è la compassione di Maometto verso gli animali. Secondo il Corano Allah disse a Maometto: "Una buona azione fatta a un animale è tanto meritoria quanto una buona azione fatta ad un essere umano, mentre un atto di crudeltà a un animale è tanto cattivo quanto un atto di crudeltà su un essere umano". Nella storia moderna la relazione tra violenza agli animali e violenza umana venne già evidenziata da Leonardo da Vinci il quale asseriva "Verrà il tempo in cui l'uccisione degli animali sarà considerata alla stessa stregua dell'uccisione di un uomo". Lo scrittore filosofo Tolstoj: "Fino a quando ci saranno i macelli ci saranno anche i campi di battaglia. La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali". Il medico premio Nobel Albert Schweitzer: " la vita di ogni creatura ha la sua sacralità. Tutto ciò che è presente negli uomini lo si trova anche negli animali." Il filosofo Kant: "Chi è crudele verso gli animali è altrettanto insensibile verso gli ...

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TEMPO D’ORCHESTRA 2017 BEN 25 ANNI DI GRANDE MUSICA

alessandrotaverna-pianistavertBen 25 stagioni sono trascorse da quando, nel 1993, l'Orchestra da Camera di Mantova lanciò la prima edizione di Tempo d'Orchestra. La stagione è via via cresciuta, portando nei teatri mantovani orchestre, direttori e solisti della scena nazionale e internazionale. Il 25esimo cartellone, che inaugurerà mercoledì 18 ottobre per svilupparsi su 7 mesi fino a giovedì 12 aprile 2018, riassume le istanze che hanno fatto di Tempo d'Orchestra una manifestazione di riferimento per la collettività e insieme si aggiorna, raccogliendo e rielaborando le sollecitazioni del pubblico, di quello fidelizzato, appassionato ed esigente e di quello curioso d'avvicinarsi alla musica d'arte.
Innanzitutto sposa il principio della semplificazione: fatta salva la qualità della proposta, Tempo d'Orchestra 2017/18 vuole rendere facile la partecipazione, salvaguardandone la spontaneità attraverso l'offerta di percorsi d'ascolto immediatamente individuabili. Elabora 5 proposte d'abbonamento (corrispondenti a precisi percorsi d'ascolto). E divide in cicli di 5 appuntamenti le principali tipologie d'offerta cultura-musicale: 5 serate sinfoniche al Teatro Sociale di Mantova, 5 concerti cameristici al Teatro Bibiena di Mantova, 5 appuntamenti domenicali con visita a tesori del territorio abbinata all'ascolto di capolavori musicali, 5 spettacoli per famiglie la domenica mattina, 5 conferenze-concerto d'avvicinamento all'ascolto.
Nel dare uno sguardo al programma partiamo dal fondo: da quello che, giovedì 12 aprile 2018, al Teatro Sociale di Mantova, rappresenterà la festa di 25esimo della stagione. Una festa che l'Orchestra da Camera di Mantova ha fortemente voluto configurare come evento sinfonico e in cui, presentandosi a ranghi allargati, avrà il piacere di lavorare al fianco di un giovane solista italiano, Alessandro Taverna, che la critica musicale britannica da tempo osanna, indicandolo come il successore destinato di Arturo Benedetti Michelangeli, e insieme l'onore di presentare in Italia un giovanissimo direttore inglese, recentemente insignito del Primo Pemio al Concorso Nestlè/Festival di Salisburgo e già ripetutamente alla guida della London Symphony Orchestra: Kerem Hasan. Al violinista Michael Barenboim, all'Orchestra Giovanile Italiana e al direttore Philippe Auguinandrà invece l'inaugurazione della stagione (18 ottobre - Teatro Sociale di Mantova, ore 20.45). Jordi Savall e il suo Hespèrion XXI, Ian Bostridge, Julius Drake, Alessio Allegrini, Trio Gaspard, Katia e Marielle Labeque, Marco Pierobon, Georgy Tchaidze, Marco Rizzi, Giordano Bellincampi, Ksenija Sidorova, Ryan Mc Adams, Peppe Servillo sono altri grandi nomi che arricchiscono il cartellone.
Insieme con le produzioni dell'Orchestra da Camera di Mantova e dei suoi ensemble: (anche queste) 5 in totale, destinate a portare su palcoscenici della stagione il soprano Sofie Klussmann, il baritono...

UNA VACANZA SPECIALE PER PERSONE SPECIALI

 

2 ErmitageBelAir FitnessUna vacanza speciale per persone speciali. Una vacanza tagliata su misura per chi ha sempre pensato di dovervi rinunciare. Le Paralimpiadi, negli ultimi anni, hanno contribuito a cambiare la sensibilità verso le problematiche dell'handicap. Dai valori dello sport, sta nascendo una nuova cultura dell'accoglienza e l'idea che non vi siano più barriere tra le persone si sta facendo strada nella società.

L'Ermitage Bel Air – Medical Hotel di Abano Terme, resort termale ai piedi dei Colli Euganei in veneto, è stato pioniere in questo campo. Oggi le sue proposte nel settore del turismo accessibile, avvalorate dalla certificazione di qualità rilasciata da V4ALL, costituiscono un'opportunità unica in Italia per tutti coloro che fino ad oggi hanno pensato di dover rinunciare alla vacanza a causa di piccole o grandi limitazioni dell'autonomia o della capacità di movimento. All'Ermitage sono accessibili non sono solo le camere, realizzate secondo i concetti dell'Universal Design, ma anche le piscine, il reparto benessere e tutti gli ambienti comuni. In questo modo la vacanza diventa godibile per tutti, anche perché non manca nulla per garantire assoluta sicurezza e relax: un comodo servizio di medicina di base per le piccole esigenze del quotidiano, un'équipe di medici specialisti in ortopedia, fisiatria, neurologia e dietologia per chi ha specifiche esigenze di salute, uno staff di oltre 20 operatori tra estetiste, masso-terapisti, laureati in fisioterapia e laureati nelle scienze motorie che si dedicano non solo al relax e alla bellezza, ma anche al movimento, alla prevenzione e alla riabilitazione altamente qualificata per chi dal suo soggiorno vuole ottenere un miglioramento reale di autonomia e qualità della vita. A chi, trascorrendo da solo le sue vacanze, chiede di essere aiutato in alcuni momenti della giornata, vengono forniti assistenza infermieristica e socio sanitaria.

L'Ermitage offre ai propri ospiti attenzioni e piacevoli esperienze. Un piccolo esempio? Chi ha problemi di deambulazione può provare l'emozione di visitare Venezia dall'acqua, grazie a un servizio di transfer accessibile, a un molo accessibile e a una gondola... accessibile. Servizio quest'ultimo finanziato da Comune di Venezia, Regione Veneto e dallo stesso Ermitage, grazie all'adesione convinta al progetto Gondolas4all da parte della famiglia Maggia, che da quattro generazioni gestisce l'hotel.

Pacchetti su misura per tutti
I Senior "attivi" - Quando famiglie e badanti vanno in vacanza, ci sono anziani che non voglio sentirsi un peso. All'Ermitage possono trascorrere in tutta autonomia un piacevole periodo estivo. Per loro è stato studiato Active Aging, "vacanza assistita" pensata per rendere il soggiorno non solo un'occasione di relax e di svago, ma anche un'opportunità per dedicare del tempo a sé e al proprio benessere fisico. Active Aging permette agli Over 70 di abbinare ai momenti di relax attività ed esercizio fisico in acqua termale (dai benefici effetti "anti aging"), con l'assistenza di personale medico specialistico (fisiatra ortopedico) e di fisioterapisti, che li seguiranno in modo individuale durante le sedute dedicate all'esercizio fisico e alla riabilitazione.

Portatori di handicap - Benessere e terme ad alta accessibilità sono una conquista importante. Garantiscono il pieno godimento della vacanza termale a tutti, senza preclusione alcuna. Spazi, servizi e personale del Medical Hotel garantiscono questa possibilità anche ai portatori di handicap, che possono godere dei Pacchetti Terme e Relax accedendo liberamente alle piscine o completando il loro soggiorno con i trattamenti termali, benessere e riabilitativi anch'essi erogati in ambienti privi di barriere.

Famiglie con bambini speciali - Quando la disabilità entra in famiglia e colpisce i più piccoli, accade che tutta la famiglia pensi di dover rinunciare al piacere di una vacanza o al piacere di stare insieme. All'Ermitage, l'ambiente non ospedalizzato, la possibilità di fare riabilitazione, ma anche di godere di un buon bagno termale e di non rinunciare ad altri aspetti piacevoli della vacanze, assicura relax a tutta la famiglia. Una camera è disponibile gratuitamente tutto l'anno per i bambini affetti da patologie genetiche invalidanti, grazie al Progetto Eleonora realizzato in collaborazione con l'Hospice Pediatrico di Padova (www.ilsognodieleonora.it).

E se state benissimo? A maggior ragione, una vacanza dedicata alla prevenzione - grazie a Terme, Fitness e Alimentazione di altissima qualità - può essere l'idea per regalarsi dei giorni non solo di piacevole benessere, ma di vera salute. Con la Settimana FIT ad esempio, gli ospiti seguono un programma che associa alla vacanza termale uno specifico protocollo di ri-educazione ad un corretto stile di vita basato su alimentazione con regime calorico individuale e allenamento cardio fitness personalizzato con personal trainer. Frutto della collaborazione con due ricercatori di fama internazionale, i professori Arsenio Veicsteinas (cardiologo e medico dello sport) e Fulvio Ursini (biochimico specialista in scienze dell'alimentazione) il programma consente di ridurre in modo significativo i fattori di rischio cardiovascolare quali sovrappeso e alti valori di colesterolo e glicemia. "Abili e disabili insieme – dice Marco Maggia – questa è per noi l'inclusione!"

• Per informazioni: Ermitage Bel Air – Medical Hotel
Via Monteortone, 50 - 35031 Abano - Teolo (PD)
Tel +39 049 8668111 - Fax +39 049 8630166
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - www.ermitageterme.it

Ermitage Medical Hotel: www.medicalhotel.it
Blog: www.ricettedelbenessere.it
Responsabilità sociale: www.ilsognodieleonora.it

Cura, prevenzione e vacanza convivono armoniosamente all'Ermitage Bel Air Hotel. Gestito da quattro generazioni con professionalità e passione dalla famiglia Maggia, che vi ha trasmesso il proprio amore per l'ospitalità, è uno degli alberghi storici dell'area termale euganea (la più importante d'Europa). Situato nel Parco naturale regionale dei Colli Euganei, fra Abano Terme e Teolo in provincia di Padova, offre ai propri ospiti benessere e relax attraverso un'ampia gamma di cure termali, trattamenti di remise en forme e servizi innovativi completamente accessibili. Proposte arricchite dai risultati di una costante ricerca effettuata con importanti istituti italiani e stranieri e sotto la guida di studiosi di fama internazionale, quali i professori Arsenio Veicsteinas (Ordinario di Fisiologia e Presidente della Commissione Scientifica della Federazione Medico Sportiva Italiana) e Fulvio Ursini (Ordinario di Biochimica e Scienza dell'alimentazione). Dal 2010 Ermitage Bel Air è Medical Hotel con un centro medico-specialistico di Riabilitazione e Medicina Fisica: un prodotto termale innovativo, in cui riabilitazione e prevenzione si coniugano alla vacanza. In collaborazione con l'Hospice Pediatrico di Padova, la famiglia Maggia ha creato il progetto "Il Sogno di Eleonora" (www.ilsognodieleonora.it), dedicato a bambini e ragazzi affetti da gravi patologie invalidanti al fine di garantire a loro e alle loro famiglie programmi riabilitativi intensivi e residenziali a titolo completamente gratuito.

NAS, PER LA TUTELA DELLA NOSTRA SALUTE

foto sxSpesso in occasione di eclatanti notizie riguardanti lo smascheramento di truffe ai danni dei cittadini e dello Stato i media citano i NAS quali autori dell'azione investigativa. Indubbiamente gli agenti appartenenti a questo corpo estremamente specializzato appartengono alla élite investigativa dell'Arma dei Carabinieri. I NAS (Nuclei Antisofisticazioni e Sanità) furono istituiti nel 1962, a seguito di intese intercorse tra il Ministero della sanità, il Ministero della difesa ed il Comando generale dell'Arma dei carabinieri, e posti alle dipendenze funzionali del Ministero della sanità con il compito di «vigilare sulla disciplina igienica della produzione, commercializzazione e vendita delle sostanze alimentari e delle bevande, a tutela della salute pubblica». Dislocati inizialmente a Milano, Padova, Bologna, Roma, Napoli e Palermo, i nuclei contavano globalmente 40 sottufficiali ed un ufficiale superiore, distaccati presso il gabinetto dell'allora Ministero della Sanità. Col passare del tempo venne estesa la presenza sul territorio e nel 2005 il reparto acquisì l'attuale denominazione di Comando Carabinieri per la Tutela della Salute, avendo riorganizzato le forze sul campo tramite un nuovo assetto e portando l'attuale organico a circa 1.100 unità. I NAS hanno il potere di intervento in tutti i luoghi dove si producono, si somministrano, si depositano o si vendono prodotti destinati all'alimentazione. Possono entrare in tutti i luoghi in cui vengono prodotte, o si suppone che lo siano, tali sostanze in tutte le ore del giorno o della notte. La preparazione professionale viene periodicamente aggiornata ed arricchita con corsi e seminari, nel corso dei quali vengono affrontate problematiche contingenti e messi a punto sistemi operativi sempre più efficaci. L'attività svolta dai N.A.S. si sviluppa attraverso le seguenti modalità operative principali: a) un'azione investigativa, che consiste in indagini volte a stroncare le attività illecite nello specifico campo delle sofisticazioni, delle frodi alimentari e della sanità. Sono indagini molto lunghe e laboriose, che richiedono acume investigativo, spiccata professionalità e conoscenza dell'ambiente socio-economico nel quale si opera; b) una pianificazione operativa mensile, nel corso della quale vengono effettuati controlli, per un intero mese, in uno o più settori d'intervento su tutto il territorio nazionale; c) servizi di controllo in campo nazionale su obiettivi precedentemente individuati, pianificati d'intesa con il Ministero della Salute. Sono monitoraggi su particolari settori della sfera produttiva, commerciale ed etico-sociale, finalizzati ad accertare l'esatta applicazione di leggi e regolamenti ed ottenere anche memorie statistiche utili per verificare l'efficacia dell'azione di controllo e per individuare i settori maggiormente a rischio sui quali far convergere interventi più appropriati. Le indagini dei NAS nel settore delle sofisticazioni alimentari, data la peculiarità degli illeciti che si perseguono, sono condotte con criteri operativi che differiscono sostanzialmente dalle normali tecniche di polizia giudiziaria, sia in relazione alla particolare natura dei settori di azione, sia soprattutto per le possibilità che hanno gli operatori senza scrupoli di realizzare frodi sempre più sottili ed insidiose, attraverso lo sfruttamento delle sofisticate tecnologie applicate nel settore dell'industria alimentare e farmaceutica. Le sofisticazioni più gravi e pericolose derivano molto spesso dall'accordo di operatori dislocati a notevole distanza tra loro, per cui sfuggono all'attività di controllo degli organi locali, soggetti a limitazioni territoriali, ma possono essere ben contrastate dai N.A.S., caratterizzati da una organizzazione capillare ma nel contempo spiccatamente verticistica e, quindi, in grado di avere una visione globale tale da porre in atto, con tempestività, interventi coordinati a livello pluriregionale o nazionale. I NAS sono articolati in 3 Gruppi ed in 38 Nuclei specifici. I settori d'indagine sono riconducibili a ...

LA RICETTA DELLA FELICITA', UN LIBRO.


foto sinistraSe leggi sei più felice, non lo affermano soltanto i lettori compulsivi, ma è scientificamente dimostrato! L'abitudine alla lettura fa provare sentimenti positivi e aiuta a vivere meglio. Lo sostiene la ricerca "La felicità di leggere", commissionata dal gruppo editoriale Mauri Spagnol nel 2015 al Centro Studi Cesmer dell'Università di Roma Tre. I ricercatori hanno utilizzato diversi parametri mutuati dalla letteratura scientifica, le differenze nelle vite dei lettori e dei non lettori sono state riportate su tre scale differenti (scala di Veenhoven, scala di Cantril e scala di Diener e Biswas-Diener) e i risultati coincidono: chi legge è più contento, prova una gamma maggiore di sensazioni positive e una minore di sensazioni negative, riesce a contenere la rabbia ed è maggiormente capace di apprezzare il tempo libero. Questo dato, molto incoraggiante per l'editore committente della ricerca, non è in linea però con il numero dei lettori italiani, che diminuisce di anno in anno. Rispetto al 2010, ci sono 4 milioni di lettori in meno (dati Istat 2016). Sono circa 33 milioni le persone che dichiarano di non leggere nemmeno un libro in un anno, il 57,6% della popolazione della nostra penisola. Forse ignorano che leggere non solo rende più felici, ma addirittura allunga la vita. A sostenerlo è un rigoroso studio scientifico dell'Università di Yale: chi ha l'abitudine della lettura possiede significati vantaggi di sopravvivenza rispetto a chi sporadicamente apre un libro per sfogliarlo. Secondo il team di ricerca, chi legge campa due anni di più degli altri, ma solo se lo fa almeno per 3 ore e mezza alla settimana. Ma allora perché non si legge, se la lettura (è dimostrato!) rende più felici e allunga la vita? La maggior parte delle persone che non legge adduce come spiegazione la mancanza di tempo, tutti presi dal lavoro e dalla gestione famigliare non riescono a trovare il momento giusto per aprire un libro..salvo però poi essere sempre molto attivi sui social network e diventare campioni di candy crush. C'è anche chi accampa motivazioni economiche: i libri cartacei hanno un costo troppo elevato, ma questa scusa proprio non regge: se non vogliamo a tutti i costi avere il best seller del momento basta aspettare l'edizione economica oppure reperire i nostri titoli in biblioteca del tutto gratuitamente. Oppure si possono acquistare i libri digitali, da leggere sul nostro comodo e-book reader, che solitamente costano circa la metà dell'edizione cartacea. Sono, invece, molte di più e altrettanto fantasiose le risposte che danno i lettori alla domanda perché leggi?. Sul sito de Il Circolo dei lettori di Torino si trova una lista molto divertente :" Io leggo perché ho preso il vizio. Io leggo perché non ho altro da fare. Io leggo perché siamo in pochi. Io leggo perché ho tempo (..) Io leggo per addormentarmi. Io leggo per sognare (..) Io leggo perché questo mondo non mi piace. Io leggo per cambiarlo. Io leggo per evadere..." e altro ancora. I motivi per leggere sono tanti, e la lettura è uno strumento che non passa mai di moda, nonostante molti si domandino se sia veramente utile. Molti studi affermano che leggere è il cibo della mente, ci permette di arricchire il nostro vocabolario, di perfezionare il linguaggio, di liberarci per un po' dalle preoccupazioni, ci fa viaggiare con il pensiero senza la necessità di muoversi fisicamente. Inoltre, i libri sono una parte fondamentale della nostra storia, grazie ad essi ci sono giunte le informazioni necessarie per capire chi siamo, da dove veniamo e le nostre origini. Oggi a volte viene considerato un po' fuori moda dedicarsi alla lettura, quando è molto più comodo e semplice guardare un film, in cui le immagini scorrono rapidamente davanti ai nostri occhi e non sono difficili da comprendere. Ma solamente la lettura di un libro permette di interpretare personaggi e situazioni come si preferisce, creando effetti speciali personalizzati e non stereotipati come quelli che ci offre il cinema. I libri ci permettono di vivere vite che non sono la nostra, immedesimandoci in diversi personaggi e vivendo le situazioni più svariate. Come disse Umberto Eco "Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria! Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito... perché la lettura è un'immortalità all'indietro". Ma dietro ai bassi livelli di lettura di libri, ci sono anche motivazioni molto serie, e forse anche un po' preoccupanti: il piacere della lettura è condizionato dalla capacità di comprendere e interpretare in modo adeguato il significato dei testi scritti. Per avere un'effettiva capacità di valutazione e utilizzo delle informazioni che si leggono, è necessario possedere una competenza di base, detta "literacy" che nella popolazione adulta italiana è molto bassa, molto inferiore alla media Ocse (Organizzazione per la cooperazione e per lo sviluppo economico). Oltre a potenziare il livello di istruzione, bisogna oggi impegnarsi a sconfiggere il cosiddetto analfabetismo di ritorno, fenomeno in base al quale le conoscenze e le competenze acquisite a scuola, se non adeguatamente esercitate, si deteriorano col tempo. Inoltre, negli ultimi anni si è diffusa a una velocità incredibile la lettura di contenuti sui media digitali, una lettura più breve, più veloce e anche più discontinua e meno impegnativa, che allontana, soprattutto i più giovani, dai libri, considerati troppo lenti e noiosi. È vero che la rivoluzione digitale ha messo in concorrenza l'uso di internet con la lettura dei libri? Forse sì, anche se in un primo momento si è verificato l'esatto contrario: i maggiori fruitori di internet erano anche i maggiori lettori di libri e più in generale fruitori di cultura. Anche la lettura degli ebook nel nostro Paese non decolla ancora. Sono solo 4 milioni coloro che hanno letto nell'anno un ebook, il 7% della popolazione. "Senza il profumo della carta è impossibile leggere; se non si sfogliano le pagine non è vera lettura, e dov'è l'odore di colla, la ruvidezza delle pagine? E come non vedere più il dorso allineato agli altri dorsi nella libreria?" sono solo alcune delle obiezioni dei lettori di libri cartacei sollevano verso i lettori digitali. Ci sono due veri e propri schieramenti: chi legge solo cartaceo e chi legge digitale, con tanto di gruppi facebook e incomprensioni vicendevoli. Sono rari i lettori che non disdegnano né un modo di lettura né l'altro, e li alternano a seconda del momento. Mentre in vacanza è più comodo portarsi il reader, perché occupa pochissimo spazio, pesa poco e può contenere tantissimi volumi che sarebbe impensabile mettere in valigia, sul divano di casa davanti al caminetto acceso può piacere di più tenere tra le mani un libro di carta. C'è chi ritiene che la lettura sia un'attività per persone solitarie e magari poco socievoli, ma quest'idea è smentita dal grande successo dei Gruppi di Lettura, ormai presenti un po' dappertutto. Si tratta di gruppi di persone che leggono (ciascuno in privato) un libro che hanno scelto insieme e poi si ritrovano per commentarlo, per approfondirne i temi, per scambiarsi impressioni ed emozioni. Uno strumento, quindi, di dialogo e di apertura agli altri, che si concilia con l'atto del leggere che, invece, è un atto intimo e privato. Leggere è una cura per la solitudine, non solo perché ci fa evadere mentalmente, ma anche perché aumenta la capacità di provare maggiore empatia e comprensione per gli altri.

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